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lunedì 5 marzo 2012

Un bicchiere con...

Avete mai sentito parlare del blog "Noir Italiano"? E' nato per la valorizzazione e lo studio del romanzo poliziesco made in Italy.

"Un bicchiere con..." è la loro rubrica  dove vengono intervistati scrittori, esperti e appassionati di noir.

Sono stato intervistato sabato e stamattina è online l'intera intervista.

La potete trovare qui: Un bicchiere con: Davide Giansoldati.

Buona lettura!

Davide

lunedì 7 dicembre 2009

Il consiglio di Jim Sallis


Jim Sallis è un giallista, musicista e story teller.
Sarà lui ad aprire a Courmayeur il Festival del noir e a presiedere la giuria che assegnerà i Leoni Neri.

La Stampa parla di lui e lo intervista.

Trovo interessante in particolare questo sua risposta alla domanda: Scrittura e musica, scrittura e cinema: le sue pagine evocano una canzone o un film: una partitura o una sceneggiatura?

Jim Sallis, risponde così:
Il cinema offre un’altra lingua per raccontare storie: forse la più simile a quella dei vecchi story teller. Gli odierni studenti di scrittura creativa, ragazzi cresciuti con il cinema, fanno fatica a mettere in pagina, in parole, una scena vivida, un dialogo vivace e autentico. Il mio consiglio è allora: immagina che sia un film. Ecco: ancora una volta creiamo modelli, giochiamo con creazioni che sembrino il più possibile vere.

Cosa ne pensate?

Davide

sabato 5 dicembre 2009

Arriva il writing coach!


Volete saperne di più sul writing coach e sulla creatività applicata alla scrittura?

Potete ascoltare la mia ultima intervista rilasciata a Luca Lorenzetti di ScritturaCreativa.com

Buoa lettura e buon ascolto!

Davide

mercoledì 29 ottobre 2008

Cosa rende un editore, un buon Editore nel 2008



Quali sono le caratteristiche di un Editore nel 2008?

Questa è una delle tante domande che Gian Luca Mario Loncrini, ha fatto al mio amico e collega Roberto Russo, fondatore della Casa Editrice Graphe.it.

Non vi voglio svelare nulla, vi invito a leggere tutta l'intervista

Buona lettura!

Davide

sabato 20 settembre 2008

Intervista a Valeria Leone


Questa settimana intervisto Valeria Leone, una brillante e molto promettente scrittrice.

D: Ciao Valeria, è un vero piacere averti qui tra noi.
R:Grazie, per me è un piacere essere ospitata in questo blog. Per uno scrittore ogni occasione è buona per parlare della propria attività.

D: Come hai scoperto il tuo lato da scrittore?
R: In realtà sono sempre stata appassionata di lettura. Poi ad un certo punto ho superato il varco che separa l'essere lettore dall'essere scrittore ed ho smesso di appuntarmi le frasi altrui per scrivere le mie. Ho scoperto che avevo una predisposizione innata per la scrittura, per la parola, ed ho iniziato a metterla a frutto scrivendo per un giornale, ma il mio sogno era quello di scrivere un libro mio...

D: L'hai poi realizzato questo sogno?
R: Ho pubblicato nel 2006 con la casa editrice Il Calamaio il mio primo romanzo "Come una stella cadente", una storia lieve, calata nella quotidianità, in cui si intrecciano amicizia, amore, passioni. È un'opera che mi ha dato molte soddisfazioni soprattutto in termini di vendite, tanto per essere un po' materialisti! Poi ho partecipato alla realizzazione dell'antologia "25 racconti emersi" nell'ambito del progetto Scrittori Sommersi ed ora sto lavorando ad un altro romanzo, cercando di portare avanti un discorso più impegnativo, ascoltandomi di più ed affinando il mio stile. Se "Come una stella cadente" è stato scritto in maniera spontanea e diretta, forze anche con una certa incoscienza, con questo nuovo lavoro sto mediando tra la spontaneità espressiva e una maggiore consapevolezza della mia scrittura nella impegnativa ricerca del genere che mi è più congeniale.
Ecco perché per il momento non mi sento del tutto una "scrittrice", ma piuttosto "una che scrive" e che "ricerca".

D: Una che "ricerca"... e cosa cerchi e ricerchi? Da dove nascono le tue idee?
V: Per ricerca intendo più cose. Prima di tutto c'è la ricerca di me stessa in quanto autrice e della giusta strada che possa mediare il passaggio delle presenze che affollano il mio universo interiore sulla pagina che vado a scrivere. Tale mediazione va intesa anche come strumento e processo che mi possa permettere di ottenere un risultato artisticamente e letterariamente valido.
Poi c'è la ricerca delle idee e delle ispirazioni esterne. Quelle nascono da tutto, dalle mie letture pregresse, dal volto di una persona per strada di cui mi colpisce un particolare, uno sguardo, una piega del viso. Questa è una cosa che facevo sin da bambina, sono sempre stata una grande osservatrice ed ho sempre avuto la predisposizione ad immaginare. Spesso le mie idee nascono anche da storie raccontatemi, da esperienze di persone che mi sono più o meno vicine che uso come base per poi lavorare con la fantasia. Ma più di tutto conta la mia voglia di evadere dalla realtà.
Scrivere, così, diventa un modo per fare quello che non è concesso nella vita: far andare le cose nel modo in cui si desidera che vadano. È anche vero che a un certo punto della narrazione mi faccio prendere per mano dai personaggi che ho creato e da quel momento sono loro stessi che dirigono e scrivono la loro storia in base al carattere ed al temperamento che hanno acquisito nel corso della scrittura.

D: Quali consigli e suggerimenti daresti ad uno scrittore emergente?
R: Consiglio di tenere i piedi ben saldi a terra e di non aver fretta di pubblicare buttandosi alla cieca. Vagliare le opportunità e lavorare molto sulla autopromozione. Avere fantasia, sfruttare le occasioni di visibilità e non pensare mai di essere giunto alla meta solo per aver pubblicato. Consiglio di inviare alle case editrici una sinossi della propria opera per fare un sondaggio preliminare del riscontro da parte degli editori e poi spedire il manoscritto solo se richiesto. Cercando sul web si possono trovare numerose piccole e medie case editrici che sono un buon punto di partenza, a patto che garantiscano almeno una distribuzione soddisfacente.

D: Qual è invece la sfida che vorresti lanciare ai nostri lettori?
R: Più che una sfida un invito. Leggere tanto, leggere tutto. Provare la lettura anche di opere che non rientrano nel genere che si preferisce. Dai classici ai libri cosiddetti "d'evasione". Per misurarsi, trovare stimoli, capire realmente cosa piace e cosa no. La lettura è il primo mezzo per sviluppare il proprio gusto e senso critico. Per uno scrittore, poi, è l'unico modo per arrivare ad avere la misura di se stesso e del proprio talento.
Leggere è fondamentale per "imparare" a scrivere.

D: Dove ti possono leggere, scrivere o contattare i nostri lettori? Hai un blog?
R: Chi volesse può visitare la mia pagina personale su www.scrittorisommersi.com, oppure mi trova su www.myspace.com/valerialeone.

Grazie di tutto Valeria e a presto!

Davide

venerdì 29 agosto 2008

Intevista a Sabrina Abeni



Questa settimana ho deciso di intervistare Sabrina Abeni, una scrittrice esordiente ma molto promettente.

D: Ciao Sabrina, è un vero piacere averti qui tra noi. Come hai scoperto il tuo lato da scrittore?
R: Credo d'essere sempre stata cosciente del mio lato di scrittore, ancor prima d'imparare a scrivere, credo che si tratti semplicemente di un'ottica diversa in cui vedere il mondo. La scrittura infatti nasce prima nella mente e solo successivamente viene trasportata in segni sulla carta o su un monitor. Ho sempre immaginato storie e modi diversi in cui svilupparle. Chiaramente, col passar degli anni, ho avuto modo di leggere e comprendere in maniera più completa il modo più idoneo per comunicare queste immagini agli altri, ma credo d'essere stata scrittrice dal momento in cui ho preso coscienza di me e del mondo che mi circondava.

D: Quand'è stata la prima volta che hai "scritto sul serio"?
R: Cosa s'intende sul serio? Perché qualcuno potrebbe asserire che non si scrive sul serio finché non si vendono libri (perciò molto raramente):-) Se invece basta avere dei lettori, anche non paganti, forse in prima elementare, quando ho cominciato a scrivere delle favole che venivano lette dai miei insegnanti e da altri bambini.

D: Nel momento in cui hai capito di essere una scrittrice hai scritto un racconto, un romanzo, una poesia? Come sono stati i tuoi primi passi nella scrittura?
R: Ho cominciato in seconda elementare con delle favole, come molti penso, poi ho scritto poesie e, dalle scuole medie, dei racconti. A 15 anni, dopo molti tentativi abbandonati, ho finalmente completato il mio primo romanzo, un horror un po' apocalittico in cui oggi posso riconoscere delle ingenuità.

D: Un horror apocalittico, sembra interessante. Di cosa parlava?
R: Oddio! Dell'Anticristo e di un paese che nascondeva un segreto distruttivo, di una donna insolita e ambigua. Insomma l'idea non era male, ma doveva ancora imparare una delle regole fondamentali: non ambientare uno scritto in un contesto che non conosci (cosa che Faletti ancora non ha capito). La prima parte del romanzo era infatti ambientato negli USA ed è quella che oggi cambierei.

D: [sorride] hai appena dato un ottimo consiglio per tutti. Da dove trai ispirazione per i tuoi scritti?
R: All'inizio c'è una sola immagine che compare nella mia mente, una specie di fotogramma. Tutto il resto è consequenziale a quel flash. Gli spunti possono essere i più svariati: la vita quotidiana, un viso sconosciuto che ti colpisce, la cronaca, un'emozione improvvisa o una momentanea illusione ottica. Ma ciò che più importa è quella prima immagine che fa nascere un serie d'interrogativi.

D: Da questi interrogativi poi che tipo di racconto nasce? Hai un genere preferito in cui poi porti l'immagine iniziale?
R: Il genere verso cui mi sento più portata è soprattutto quello gotico-horror a risvolti psicologici, forse perché amo parlare per simboli e metafore. Ma ho scritto anche racconti ispirati a fatti di cronaca in cui descrivevo un lento scivolare verso la follia e atti criminali. Credo che il bello dello scrivere sia proprio il fattore empatico, il provare a immaginare perché alcune cose possono accadere e cosa prova chi le vive.

D: Hai un posto particolare dove scrivi? Un luogo che ti è più congeniale? Qualche rituale o una musica di sottofondo propiziatoria?
R: Credo che dipenda da ciò che sto scrivendo. In genere butto giù le prime idee all'aperto: per esempio, in questi ultimi tempi scrivo sulle scalinate del centro storico del mio paese, con penna e carta, poi le riporto e rielaboro sul pc, a casa mia, preferibilmente di sera, con una musica in sottofondo. Col mio ultimo romanzo mi sono stati molto utili i Notturni di Debussy.

D: Quali consigli vorresti dare agli altri aspiranti scrittori?
R: Di non temere il confronto con gli altri. Di leggere gli ottimi libri per imparare, e i pessimi per incoraggiarsi (anche quelli hanno la loro funzione:-) ).E non scrivete solo per voi stessi, tenete sempre a mente un lettore ideale.La scrittura è sterile se non è capace di trasformarsi in comunicazione.

D: Davide: ben detto Sabrina. Qual è invece la sfida che vorresti lanciare ai nostri lettori?
R: Più che di sfida parlerei di seduzione, quella che uno scrittore dovrebbe avere nei confronti dei lettori. Riuscire ad ammaliarli e far dimenticare loro ogni altro pensiero, catturarli per un periodo di tempo e stregarli.

D: Grazie Sabrina per la tua sfida ai nostri lettori. Dove ti possono leggere, scrivere o contattare? Hai un blog?
R: Sì, possono trovarmi su myspace, dove ho anche un blog, o sul sito eluria.altervista.org.
Da alcuni giorni è stato pubblicato su Lulu.com il mio nuovo romanzo Il vento dell'est.

Volete essere ospiti della nostra rubrica? Scrivetemi!

Davide

venerdì 27 giugno 2008

Intervista a Luca Lorenzetti


Questa settimana per la nostra rubrica "Trucchi e sfide..." intervistiamo Luca Lorenzetti, che, oltre ad essere uno scrittore, cura i contenuti del portale www.scritturacreativa.com.

D: Pronti? Si parte! Chi è Luca Lorenzetti?
R: Luca Lorenzetti, a differenza di molti suoi coetanei, deve ancora capire bene cosa farà da grande.

D: Si, ma nel tuo curriculum ci sono già dei traguardi importanti. Sei l'autore di Un posto per scrivere. Indagine sulla scrittura creativa in Italia.
R: Sì, un libro che è uscito nel 2002 e che contiene interviste ad alcuni autori italiani che sono stati - e in alcuni casi sono tuttora - insegnanti di scrittura creativa, come ad esempio Carlo Lucarelli, Marcello Fois, Alessandro Baricco, Dacia Maraini, Annalisa Bruni e molti altri.
Dal libro è nata contestualmente anche l'idea di promuovere un sito web, www.scritturacreativa.com, che mi permettesse di stabilire un contatto diretto con i lettori e soprattutto di non far invecchiare tutto il materiale che avevo inserito nella pubblicazione. Da un paio d'anni il sito si è trasformato in un blog - non poteva essere diversamente - e oggi,
nonostante siano passati 6 anni, mi diverto ancora a curarlo e aggiornarlo, anche se vorrei farlo con ancora maggiore costanza e dedizione.

D: E' un sito interessante e molto utile. Mi rendo conto che non sia semplice tenerlo aggiornato viste le continue novità legate direttamente o indirettamente al mondo dell'editoria....
Qual'è il dato più interessante che è emerso dalla tua ricerca?

R: Sono diversi i dati notevoli che sono emersi. La principale conquista, a mio parere, è stata quella di contribuire a sfatare una serie di luoghi comuni legati alla scrittura e al suo insegnamento.

D: Ad esempio?
R: Io ero partito nella ricerca - parliamo di oltre 10 anni fa - con moltissimi pregiudizi e parecchio cinismo. Per me l'insegnamento della scrittura creativa era quasi un non-sense, ma il fatto che esisteva, e che qualcuno lo praticava sia da insegnante che da allievo, lo rendeva vero e, per questo, incredibilmente affascinante.
Era come dire: "Ma allora è vero! Si può davvero insegnare (e imparare) a scrivere narrativa". Per me al tempo la narrativa era un "mistero senza fine bello", come si dice. Una pratica assolutamente imperscrutabile e misteriosa. E il fatto che c'era qualcuno che ne aveva imparato a conoscere gli aspetti tecnici e psicologici, e poteva trasmetterli ad altri, per me era una scoperta piena di meraviglia.
Ho imparato molte cose durante la ricerca, attraverso le interviste agli autori, e il confronto con alcuni partecipanti a questi corsi, e oggi la mia idea, per molti versi, è cambiata radicalmente.
E credo che tutto parte proprio dal grande equivoco che c'è attorno alla locuzione "scrittura creativa".

D: Vuoi spiegarci meglio?
R: La gente si chiede, non a torto forse, come è possibile insegnare la creatività, come si possa prescindere dal talento... Sono obiezioni corrette, ma è come se partissimo dal presupposto che scrittori si nasce e non si può diventare, a meno che uno non lo scopra da solo e, aggiungerei, per caso.
Io oggi sono convinto che attorno alla pratica della scrittura, soprattutto per quel che riguarda la nostra cultura europea e in particolare italiana, ci siano moltissimi luoghi comuni e false convinzioni che in parte anche la scuola contribuisce ad alimentare.
Io credo che la maggior parte degli aspiranti scrittori conosca poco o nulla la pratica della scrittura, proprio perché non la... pratica.
Si preferisce piuttosto rimanere nella convinzione che solo chi ha talento va avanti, e che comunque rimarremo sempre dei geni incompresi, e che se solo avessi più tempo, e se solo la maestra non mi avesse sgridato quando ero piccolo, e se solo mia mamma... eccetera

D: A questo punto, quali sono invece i tuoi consigli che ti senti di dare agli aspiranti scrittori?
R: Di scrivere. Banalmente. Di coltivare questa pratica in modo costante, quotidiano. Ho letto e sto leggendo moltissimo sull'argomento, e se c'è un punto sul quale tutti gli autori e gli insegnanti di scrittura creativa concordano, è proprio questo. "Butt in chair", cioè metti il sedere sulla sedia, e scrivi. Punto. Solo dalla pratica costante può venir fuori qualcosa di buono. Certo, questo richiede molta pazienza, ed il fatto di aspettare per vedere e ottenere qualcosa è per certi versi molto distante dal modo in cui la nostra società ci ha abituato nei confronti delle cose che desideriamo di più.
Ma, temo, non ci siano scorciatoie stavolta.

D: Qual'è invece la sfida che vuoi lanciare ai nostri lettori?
R: La stessa che ho lanciato io a me stesso. Cioè di ridisegnare la propria giornata in funzione anche solo di 5 minuti solo per noi da dedicare alla scrittura. Solo quando ci provi ti rendi conto di quanto è difficile farlo, quanto sembri davvero un equilibrismo impossibile. Il lavoro, la famiglia, gli impegni, sembra che non ci sia posto nemmeno per quei pochi minuti al giorno che dedichiamo a noi stessi. Io vi dico: anche se doveste "ridisegnare" daccapo la vostra giornata, provateci. Credo sia l'unico modo davvero efficace per riuscire ad avere una "writing life", come la chiamano gli americani.

D: Grazie Luca per i tuoi preziosi consigli... un'ultima domanda, chi volesse "seguirti" dove ti trova online?
R: Mi trovate su scritturacreativa.com, dove segnalo spesso iniziative di formazione legate alla scrittura creativa in tutta Italia, oltre a concorsi di scrittura e letture consigliate. Tutto quello che riguarda invece la mia attività professionale e i progetti personali, cerco di documentarli sul mio blog personale, ww.lucalorenzetti.it.

Grazie per l'intervista Luca; volete essere ospiti della nostra rubrica? scrivetemi davide.giansoldati [at] gmail.com.

Potete trovare tutti i libri scritti da Luca Lorenzetti sul portale www.panelibri.com.

mercoledì 4 giugno 2008

Trucchi e sfida di... intervista con Simone Ghelli

Una nuova intervista, un nuovo scrittore giovane e grintoso; sto parlando di Simone Ghelli, all'attivo due libri e diversi racconti.

Conosciamolo insieme attraverso questa intervista.

D: Ciao Simone! Entriamo subito nel vivo delle domande: come è nata la tua passione per la scrittura?
R: La mia passione per la scrittura nasce dopo quella per la lettura, che mi ha preso sin dalla tenera età, quando la maestra delle elementari mi premiò per esser stato l'alunno che aveva letto più libri della biblioteca durante l'anno scolastico. Quel premio era il libro "Ventimila leghe sotto i mari" di Jules Verne.
La passione per la scrittura è arrivata molto più avanti. Non sono stato uno scrittore precoce, anzi. Il mio primo racconto (che avesse per me un senso compiuto, intendo) l'ho scritto che avevo già vent'anni. Forse è per questo che ancora oggi credo che per essere dei buoni scrittori si debba essere innanzitutto dei buoni lettori.

D: Il tuo primo racconto, di cosa parlava?
R: Il mio primo racconto s'intitolava "L'attesa". Parlava di due amici che hanno un appuntamento in un parco, ma uno di loro ritarda. La storia si chiude su un colpo di pistola che induce il ragazzo che sta attendendo ad andarsene. Si doveva insomma capire che queste due persone avevano un appuntamento per combinare qualcosa (un attentato? una rapina?), ma il piano va storto. Mi è sempre piaciuto giocare con le attese del lettore, creare delle atmosfere che lo spingano ad aspettarsi qualcosa che poi non si avvera. L'idea di questo racconto è poi confluita nel finale di un mio romanzo, ancora inedito, che s'intitola "L'anima del mondo è povera".

D: Giocare con le attese del lettore... Da dove nascono le tue idee, gli spunti e i colpi di scena finali?
R: Le idee fioriscono continuamente nella mia testa, ma ho così poco tempo che fanno la fine di quei frutti che cadono a terra maturi senza che vi sia una mano pronta a raccoglierli. Questo per dire che la vita che conduciamo ci ruba molto di quel tempo che uno scrittore dovrebbe riservare alla propria pratica. Comunque mi lascio influenzare da molte cose. Dalle persone e dai luoghi che vedo innanzitutto, ma anche dalle immagini di un film, senza contare tutti i mondi che mi si aprono leggendo i libri degli altri. Quanto ai colpi di scena, mi ripeto: ciò che conta è creare delle aspettative, un po' come fanno le musiche in un thriller, che servono ad aumentare la tensione insieme ai tagli di montaggio... senza tutto ciò, l'immagine finale in sé non farebbe la stessa impressione...

D: Hai qualche posto particolare in cui scrivi o in cui ti senti più ispirato? Qualche gesto scaramantico? Una musica di sottofondo...
R: Tendenzialmente preferisco scrivere a casa sul mio pc, senza gesti scaramantici particolari. Quanto alla musica di sottofondo, dipende dalle giornate. Di solito preferisco il silenzio, ma se proprio devo scegliere credo che una certa musica elettronica si presti molto alla concentrazione. Mi riferisco a gruppi che mi aiutano a rilassarmi, ad esempio trovo molto appropriati certi dischi degli Orbital...

D: Quali consigli e suggerimenti vorresti dare ad un aspirante scrittore?
R: Innanzitutto consiglierei di non demordere, soprattutto quando arriveranno le risposte negative (perché quelle arrivano sempre). Si deve insistere e credere nel proprio lavoro, sempre. Inoltre consiglio vivamente di non pubblicare libri a proprie spese. Un esordiente deve sempre fare i conti con la voglia di emergere, che spesso porta a fare errori per via della fretta che ha nel farsi notare. Il consiglio che mi sento di dare è di pazientare e continuare a scrivere e a leggere, senza voler bruciare i ponti, poiché è meglio tenere la propria opera in un cassetto ed attendere il momento propizio, piuttosto che svenderla al primo commerciante di libri che si prende gioco delle passioni di un giovane scrittore.

D: Concordo pienamente con te. Sai che ogni intervista si chiude con una sfida ai nostri lettori/potenziali scrittori, tu hai pensato alla tua?
R: Provate a giocare con la lingua italiana, riscoprite il vostro dialetto e divertitevi a imbastardire la lingua. Andate dai vostri parenti o dai vostri amici e chiedete che cosa vuol dire questo o quel termine, riscopritene l'uso e rimettetelo in circolo se lo danno per spacciato. La lingua deve essere viva, e per tenerla in vita bisogna reinventarla continuamente, starle col fiato addosso, non permetterle di fossilizzarsi in rigidi cliché che la rendono più simile al linguaggio dei burocrati che a quello dei poeti. Prendete insomma il lettore per mano e portatelo in una foresta di suoni e rumori a lui sconosciuti, ma siate bravi nel saperglieli poi insegnare e tramandare.

D: Grazie Simone per la tua interessante sfida. Hai un blog o un sito dove i nostri utenti possono scriverti o venirti a trovare?
R: Ho sia lo space che il blog.
Inoltre c'è la mia pagina personale sul sito del progetto scrittori sommersi.

Volete essere ospiti della nostra rubrica, scrivetemi davide.giansoldati [at] gmail.com.

Davide

sabato 17 maggio 2008

Trucchi e sfida di... intervista con Miriam Mastrovito

Per la nostra rubrica rubrica "Trucchi e sfide", oggi avremo come ospite Miriam Mastrovito, una scrittrice molto promettente che ha al suo attivo tre libri e diversi racconti.

D: Ciao Miriam. Raccontaci un po', come è nata la tua passione per la scrittura?
R: Da piccola ero affamata di favole. Costringevo mia madre a raccontarmene sempre di nuove. Appena ho imparato a leggere, mi sono tuffata nei libri per soddisfare questo bisogno. Dall'immenso amore per la lettura alla scrittura, il passo è stato breve.

D: La prima volta che hai scritto, che età avevi? Cos'hai scritto?
R: Avevo circa sei anni. Ho scritto un racconto intitolato "La città quadrata". Il manoscritto è andato perso in un trasloco, ma in famiglia lo ricordano ancora.

D: E poi cos'è successo? Come hai coltivato la tua passione per la scrittura?
M: Ho continuato a scrivere racconti e poesie. Inizialmente sono stata molto incoraggiata dai miei genitori e dalla mia maestra di scuola. Verso i quindici anni ho iniziato a partecipare ad alcuni concorsi letterari ed ho collezionato diversi premi. Poi, all'età di 19 anni ho partecipato ad un concorso pubblicizzato in televisione. Il premio in palio era la pubblicazione. Ho vinto ma... a quel punto ho ricevuto una brutta sorpresa perché mi è stato chiesto un contributo di un milione e mezzo di vecchie lire! Attraversavo un momento difficile, ero appena rimasta incinta ed avevo seri problemi economici. L'episodio mi ha scoraggiata così tanto che per un lungo periodo ho rinunciato ai concorsi e alla ricerca di un editore, pur seguitando a scrivere. Sono trascorsi più di dieci anni, prima che decidessi di rimettermi in gioco...

D: E adesso? Ti sei finalmente rimessa in gioco. Cosa stai facendo?
R: Diverse cose... intanto ho pubblicato qualche libro, pur non avendo trovato un editore disposto a farlo senza richiedere un contributo!
Tra le altre, ho sperimentato anche la strada dell'autoproduzione.
Insieme ad altri autori conosciuti in rete, sto partecipando al progetto "Scrittori Sommersi" e naturalmente sto scrivendo. Da poco ho ultimato un nuovo romanzo.

D: Un nuovo romanzo? Vuoi darci quale anticipazione?
R: E' un racconto fantastico in cui i classici elementi del fantasy si mescolano con temi di attualità. Un viaggio avventuroso al confine tra sogno e realtà i cui protagonisti, oltre che personaggi fiabeschi quali fate e folletti, sono gli emarginati della nostra società.
Una favola per adulti che spero, sia occasione di svago, ma anche spunto di riflessione per l'ipotetico lettore.

D: Hai già scelto il titolo? Quando potremo trovarlo in libreria?
R: Il titolo è: Il Mendicante di Sogni. In libreria non so se ci arriverà, anche se lo spero. Adesso sono a caccia di un editore che intenda realmente scommettere su di me. Se non riuscirò a trovarlo, ricorrerò nuovamente all'autoproduzione.

D: Da dove nasce l'ispirazione per i tuoi libri? Qual'è il tuo segreto o la tua formula magica?
R: Osservo il mondo che mi circonda, mi guardo dentro. L'ispirazione nasce dalle piccole cose, da persone realmente incontrate, da immagini viste, da scorci di conversazioni, dall'attualità, dalla musica, dai miei sogni.
Attingo molto dai più giovani, soprattutto dal mondo adolescenziale a cui mi sento particolarmente legata. L'ultimo rap, per esempio, è nato da un vero e proprio confronto e da un rapporto di collaborazione con i ragazzi.

D: Hai un posto preferito dove scrivi? Quale rituale scaramantico o quale "rito" o abitudine? Simenon ad esempio scriveva rigorosamente solo con la matita e sulla sua scrivania ce ne erano a centinaia.
R: Un posto preferito non ce l'ho. Posso scrivere ovunque. Però non rinuncio a quaderno e penna, la tastiera inibisce la mia concentrazione.

D: Che consiglio vorresti dare a tutti gli scrittori in erba?
R: Non lasciarsi prendere dall'ansia di pubblicare. Diffidare sempre degli editori che richiedono un contributo. Credere fortemente in se stessi e non arrendersi mai. Aprirsi agli altri, soprattutto a persone che condividono la passione per la scrittura. Confronto reciproco e lettura incrociata, possono essere strumenti validissimi per migliorarsi ed affinare il proprio talento.

D: Come di consueto gli ospiti della nostra intervista devono lanciare la sfida creativa ai nostri lettori... Qual'è la tua?
R: Divertitevi ad osservare le persone che vi circondano, parenti, amici, passanti. Soffermatevi sul loro aspetto, sulla loro andatura, su alcuni tratti della loro personalità, sul modo di parlare... Prendete in considerazione alcuni particolari, quelli che più vi colpiscono e mescolateli per creare dei personaggi nuovi. E' un gioco molto divertente, si possono ottenere risultati davvero sorprendenti e possono scaturirne personaggi romanzeschi pronti all'uso!

D: Grazie Miriam! Hai un blog? Chi volesse contattarti o chiederti qualcosa, dove ti trova?
R: Potete scrivermi all'indirizzo web www.myspace.com/isoladime.

Siete pronti ad accettare la sfida di Miriam?

Volete essere ospiti della nostra rubrica, mandate una mail a segreteria@eallaenne.it..

Davide

venerdì 25 aprile 2008

Trucchi e sfida di... intervista con Gianluca Liguori

Ecco a voi una nuova intervista per la nostra rubrica rubrica "Trucchi e sfide": oggi avremo come ospite Gianluca Liguori, un promettente scrittore, autore già di alcuni libri e di diversi racconti.

D: Ciao Gianluca. Raccontaci un po', come è nata la tua passione per la scrittura?
R: Riguardo alla tua domanda, diciamo che più che di passione, si è trattato di un'esigenza, di una necessità, di un impulso irrefrenabile e incontrollabile che spingeva forte da dentro per uscire. Sono stato un vorace lettore fin da bambino, a cinque anni già leggevo e scrivevo, a nove anni come regalo per la comunione ho chiesto il dizionario, il mio affezionatissimo Devoto-Oli che utilizzo ancora adesso. Pensa che su quel dizionario, la parola internet ancora non esiste!

D: [sorride] Cosa significa per te scrivere?
R: Scrivere per me è sempre stata la cosa più naturale di questo mondo, i miei temi, alle scuole superiori, giravano tra tutti gli insegnanti dell'istituto. Alla fine del penultimo anno ho cominciato a leggere Bukowski, l'ho consciuto per caso in libreria, ascoltando parlare di lui due uomini. Fu amore a prima vista. Per la prima volta in vita mia presi coscienza che il materiale per scrivere era a portata di mano, era ovunque, era la vita stessa. Allora capii che volevo fare lo scrittore.
Scrivevo già da un po', ma perlopiù poesie, se tali possiamo definirle, ma forse dire che scrivevo è una parola grossa, diciamo che cominciavo a studiare il mezzo, a prendere confidenza con il mestiere.
Dopo Bukowski, sono stato illuminato da Kerouac, e poi da Henry Miller. Quindi decisi che dovevo scrivere il mio romanzo. E dopo infiniti tentativi, il giorno di natale del 2003, cominciai a scrivere "Dio è distratto".

D: Di cosa parla questo tuo libro?
R: "Dio è distratto" è un romanzo di formazione sulla ricerca dell’identità, sull’amicizia, sull’impossibilità dell’amore, sull’incapacità della comunicazione, sulla brama di vivere, sull'esigenza dello scrivere.
L'autore, rigorosamente anonimo, ci racconta la sua storia, le sue esperienze, e le vite che gli sono vissute intorno, attraverso continui flash-back e ricordi, gioie e dolori di una giovinezza irrequieta che ha trovato nella letteratura l'anelato conforto.

D: Dopo "Dio è distatto" stai lavorando ad altri progetti?
R: Ho appena pubblicato una raccolta di poesie giovanili, "Credo in un solo io", uscita ad aprile con la casa editrice Tespi, un editore giovane e volenteroso, con cui mi trovo decisamente molto bene, e con cui abbiamo intenzione di far uscire a breve una riedizione riveduta e corretta di "Dio è distratto". Oltre a questo faccio parte del gruppo indipendente letterario Scrittori Sommersi, nella cui antologia vi è pubblicato un mio vecchio racconto, "Incontro".

D: E poi?
R: Ho in progetto a breve un nuovo romanzo, che ho cominciato e interrotto già due volte. Quando sarà il suo tempo sarà lui a farmi segno...quando scrivo parte tutto da un borbottio interno, all'altezza dello stomaco, che poi spinge l'emozione verso al cervello che manda gli imput alle mie dita. Poi le pagine vengono fuori da sè!

D: Hai toccato un argomento interessante... il "borbottio interno"... come nasce per te? Come nascono le tue idee, i tuoi spunti? Sono le idee a trovarti, sei tu a invocare la musa o hai qualche altro segreto?
R: La vita è un continuo bombardamento di stimoli per la creatività... gli eventi, il caso, le coincidenti, sentimenti, emozioni, dolori e gioie, tutto è ispirazione. Poi sta all'uomo rimodellare ed esprimere come meglio crede. Certo, che non deve mancare la volontà, la dedizione, e lo spirito di sacrificio. Senza queste cose un romanzo non lo potrai mai scrivere. Troppo spesso manca il tempo, ma Proust insegna che poi alla fine è lì la chiave di tutto, nel tempo.

D: Il tempo... già... hai degli orari preferiti in cui scrivi..in cui ti senti più "ispirato" o aperto alla scrittura?
R: Diciamo che scrivo quando trovo il tempo. Preferibilmente, comunque, di notte, o appena sveglio.

D: Hai qualche consiglio da dare a chi volesse diventare scrittore oggi?
R: Premesso che sono di quelli che pensano che scrittori si è, non ci si diventa, consiglierei di lasciar perdere... scherzi a parte, leggere, leggere, leggere, è importante leggere tonnellate di libri, ingoiare parole e parole, fino a sentire quasi una sensazione di vomito. Leggere e rileggere i più grandi scrittori, da cui imparare il mestiere, rubarne i trucchi, e poi trasformare il tutto in uno stile che sia di quanto più personale e riconoscibile possibile.

D: Bene... siamo arrivati all'ultima domanda, la più importante
Tutti i nostri ospiti lanciano una sfida agli scrittori in erba per spingerli a migliorare e crescere. Qual'è la tua sfida?

R: Hai cinque giorni di vita, chiuso in una stanza. Racconta la tua vita.

D: Perfetto... grazie! Hai un blog Gianluca? Chi volesse scriverti o chiederti qualcosa, dove ti trova?
R: Potete scrivermi all'indirizzo web www.myspace.com/gianluliguori oppure leggere qualcosa su www.gianlucaliguori.blogspot.com.

Siete pronti ad accettare la sfida di Gianluca?

Volete essere ospiti della nostra rubrica, mandate una mail a segreteria@eallaenne.it.

domenica 6 aprile 2008

Trucchi e sfida di... intervista con Silvia Seracini

Dopo la pausa pasquale, la rubrica "Trucchi e sfide" continua il suo cammino.

Oggi faremo quattro chiacchere con Silvia Seracini, vivace ed energetica penna libera.

D: Ciao Silvia e benvenuta. Raccontaci un pò, come è nata la tua passione per la scrittura?
R: Ciao, Davide! Devo confessarti che all'inizio più che di passione si è trattato di attrazione, per non dire necessità: da bambina timida e riservata quale ero, infatti, la scrittura mi permetteva di esprimermi molto più liberamente che attraverso il linguaggio parlato. Per lungo tempo ho tenuto un diario e ho continuato a scrivere lettere anche alle amiche che vedevo tutti i giorni a scuola! In più scrivere mi risultava facile e spontaneo, molto più di adesso.

D: Quando leggi, hai qualche genere letterario preferito?
R: Ho sempre letto un po' di tutto, con una predilezione per la narrativa: soprattutto romanzi e racconti, in particolare quelli che trattano di persone "strane". Per me la passione per la lettura è sempre stata più forte di quella per la scrittura. Leggere è davvero un piacere.

D: E quando scrivi invece, quali sono i tuoi generi preferiti?
R: Fumetti e racconti brevi, all'inizio. Il passo successivo è stato quello di creare delle strutture più ampie composte da moduli di racconti, scritti anche da altri autori. Solo recentemente mi sono dedicata alla scrittura di racconti più lunghi, tentando di avvicinarmi timidamente alla forma del romanzo.

D: Come nasce per te l'idea di un racconto? Da cosa prende vita?
R: Certe volte da semplici frammenti - immagini che ho visto e che mi hanno colpito, stralci di dialoghi carpiti sul bus, etc. - che appunto su un taccuino. Altre volte l'idea viene cercata a partire dal tipo di racconto che voglio scrivere, e che magari ho intenzione di inserire nell'ambito di una particolare raccolta: in questi casi il mio brainstorming si focalizza sulle coordinate al momento disponibili (ad esempio il tema della raccolta), pescando nel mare magnum della mia memoria, ma anche ispirandomi ad un cartellone pubblicitario visto stamattina. Devo ammettere che questo tipo di procedimento per certi versi mi affascina di più.

D: Tecnologica o conservativa? Quando scrivi i racconti usi carta & penna o Computer & Word?
R: Tutte e due le cose: gli appunti li prendo su taccuini e post-it scrivendo a penna, con cura della grafia, anche se mi è capitato di memorizzare qualche spunto sul cellulare. Poi riporto tutto sul laptop: non saprei più come assemblare i miei testi, senza! In più da qualche tempo ad accompagnamento dei testi utilizzo anche foto scattate con il telefonino.

D: Che consigli vuoi dare agli aspiranti scrittori in erba?
R: Leggere molto e affinare la capacità di osservazione, di ascolto. Di percezione di odori, umori e sentimenti. Scrivere può cambiare anche il modo di vivere, in un certo senso. Anzi, in tutti e cinque (o sei?) ;)

D: Grazie Silvia per la tua intervista... ora come di consueto è il momento della sfida creativa per i nostri lettori. Qual'è la tua?
R: Nello spirito di RaccontidiCittà , l'Associazione culturale di cui faccio parte, vi invito a cogliere le suggestioni che possono derivare dall'ambiente che ci circonda ambientando un vostro racconto in una città a vostra scelta. Non limitatevi a enunciare luoghi o a descrivere monumenti: le città hanno un loro spirito molto spiccato. E se la città fosse un personaggio del vostro racconto?

Sfida davvero interessante Silvia, siete pronti a coglierla?

Volete essere ospiti della nostra rubrica, mandate una mail a segreteria@eallaenne.it.

venerdì 14 marzo 2008

Trucchi e sfida di... intervista con Maura Cannaviello

Questa settimana la protagonista della nostra rubrica "Trucchi e sfida di.." è Maura Cannaviello, autrice di due libri di successo ed esperta di social networking e community online.

D: Ciao Maura, è un vero piacere averti ospite della nostra rubrica.
R: Ciao Davide, grazie per questa opportunità!

D: Come è nata la tua passione per la scrittura?
R: Assolutamente per caso. Più o meno tre anni fa, ho dovuto affrontare un periodo molto particolare della mia vita, e la scrittura mi ha aiutata tantissimo.
E’ stato il mezzo che mi ha permesso di capire, crescere e superare quel momento.

D: All'inizio cosa scrivevi?
R: Sono partita subito con un racconto lungo; una storia a cui sono molto legata e che era dentro di me già da tempo. E’ bastato mettermi davanti a una pagina bianca per iniziare a scrivere.
Durante la sua stesura, però, non immaginavo che sarebbe anche diventata il mio libro d’esordio: "(sentirsi) come a un matrimonio in infradito", Pagnini Editore.

D: Sei andata tu stessa a cercare un editore o ti hanno cercata?
R: Credevo in quello che avevo scritto, mi sembrava avesse una buona energia e, sebbene non mi aspettassi di essere pubblicata, ho cercato un’opinione spassionata (che non fosse quella della mamma o degli amici). Ho spedito l’elaborato a tre case editrici medio-piccole e tutte e tre si sono dimostrate interessate, ma con qualche differenza...

D: Quali differenze?
R: Nella mia più totale inesperienza, avevo mandato l’elaborato a un editore che non "trattava di narrativa", ma che subito si rese disponibile a indirizzarmi verso altri che gestivano la collana.

D: E gli altri due?
R: Uno, mi propose la pubblicazione a fronte di un contribuito spese per l’editing e la stampa: in pratica avrei dovuto farmi carico della vendita e distribuzione di 250 copie (non lo sapevo, ma questo tipo di contratto è molto diffuso in editoria per gli scrittori emergenti).
Come avrai già capito, l'altro: Pagnini Editore, mi fece un discorso completamente diverso! Il mio lavoro gli piaceva e volle scommettere su di me.

D: E' stata una bella scommessa... Cosa ti ha spinto invece a scrivere il tuo secondo libro?
R: Volevo scrivere con coscienza per rendermi conto delle mie capacità. Desideravo perfezionare il linguaggio, entrare nei meccanismi narrativi e correggere gli errori dettati dall’inesperienza. Ma questo è stato un bene e un male.

D: In che senso?
R: E' stato un male perché quando scrivi pensando a “chi ti leggerà”, ovvero con l’aspettativa di essere pubblicato, perdi di spontaneità. Continuamente ti chiedi "questo come verrà interpretato?", oppure "questo periodo funziona?". Insomma, ti metti nei panni di chi legge e non lasci più scorrere la penna liberamente.

D: In che modo è stato invece un bene?
R: E’ stata una sfida! Vivendola in questi termini non puoi far altro che cercare di migliorarti o quanto meno realizzare qualcosa di nuovo.
Il mio secondo libro "Rosa di Plastica", infatti, è totalmente diverso dal primo sia per linguaggio, la struttura che tema trattato.

D: Giusto parliamo di generi: ho avuto il piacere di leggere entrambi i tuoi libri.
Sei una scrittrice in controtendenza rispetto ai "generi di moda " oggi giorno; fantasy, fantascienza e horror stanno vivendo una nuova età dell'oro...
Tu invece...

R: A livello di scrittura sto lavorando molto su di me (o almeno ci provo) e non escludo ulteriori cambiamenti!
In generale, però, la narrativa è il genere che sento più affine. Credo, inoltre, che non passerà mai di moda.
I romanzi più belli che ho letto, non parlavano di questo o di quello, ma parlavano di sensazioni, emozioni, paure, gioie che compongono l’esistenza stessa. E “di vita” non si potrà mai smettere di parlare!

D: Qualche anticipazione sul tuo prossimo lavoro? Una penna attiva come la tua starà sicuramente lavorando ad un terzo libro...
R: Sono attiva su più fronti!
Sto partecipando, insieme ad altri autori conosciuti sulla rete, a un progetto editoriale piuttosto ambizioso. Attualmente abbiamo già realizzato un’antologia di racconti, ma nel cassetto c’è una rivista su carta con uscite quadrimestrali e molte altre idee.
Sto collaborando con Crak!: sito di musica indipendente, arte, cinema, cultura. Mi occupo di recensire blog pescati nella rete. E… sto lavorando a un terzo libro.

D: Vuoi darci qualche anticipazione?
R: Sì, due:
vorrei uscire con un vero e proprio romanzo, ma per realizzarlo serve impegno e duro lavoro. Perciò, al momento, mi cimento con racconti brevi, e questa è la seconda anticipazione.
Ora resta da capire se il terzo libro sarà un romanzo o una raccolta di racconti.

D: Bene, parliamo di racconti allora, ogni racconto una storia diversa immagino...
Come nascono le tue storie. Dove trovi la tua ispirazione?

R: Sono una persona curiosa, osservo molto e mi piace ascoltare la gente. Mi colpiscono i particolari, come una risata, un gesto e spesso da quello parto a immaginare.

D: Quali consigli vorresti dare a qualcuno che voglia intraprendere la tua stessa strada di scrittore?
R: Se è una vera passione, che trascende dal resto, di non mollare e continuare a scrivere anche se le porte sembrano chiuse. Oggi abbiamo internet, uno strumento che consente a chiunque una certa visibilità. La rete permette la diffusione democratica di contenuti e anche quindi la possibilità di essere letti.
Forse la persona giusta finirà sulle nostre pagine e scoprirà un nuovo talento.

D: Beh allora incrociamo le dita e speriamo che passi proprio sul tuo sito... a proposito vuoi ricordare a tutti l'indirizzo?
R: il mio sito personale è www.maura.it, sono online fin dal 1999!

D: Come di consueto gli ospiti della nostra intervista devono lanciare la sfida creativa ai nostri lettori...
R: Scrivete un dialogo tra voi e un personaggio famoso, immaginando di intervistarlo.
Dalle sue risposte, fate emergere il carattere della persona. Partendo dall’idea che avete di lui/lei, usate un registro narrativo diverso se state intervistando o rispondendo.
Potete condurre la conversazione nella direzione che preferite, ad esempio potreste litigare con questa persona o uscirci insieme per un caffé.

Chi di voi si sente pronto per accogliere la sfida di Maura?

venerdì 7 marzo 2008

Trucchi e sfida di... intervista con Jack Anima

Continua la nostra serie di interviste a scrittori ed esperti del mondo dell'editoria.

Questa settimana parliamo con Jack Anima, scrittore abruzzese di racconti liberamente consultabili sulla sua pagina di MySpace.

D: Ciao, in molti se lo chiedono, ma chi è Jack Anima
R: Ciao Davide. Jack è un personaggio nato solo l'anno scorso e principalmente scrive nel blog, ma che ha anche pubblicato con un noto editore romano.

D: Che novità bollono in pentola?
R: Sto scrivendo un romanzo. E' un lavoro che porto avanti da alcuni mesi, con molta lentezza, perché sono affascinato dai racconti brevi che spesso portano via tempo alla scrittura del romanzo. Inoltre, sto collaborando con alcuni attori di teatro, scrivendo per loro monologhi e piccoli testi teatrali.

D: Come è nata la tua passione per la scrittura?
R: Con un racconto di fantascienza che ho scritto quando avevo 13 anni. Mi ricordo che ha provocato il mutismo della mia famiglia a tavola quando mio fratello, per farmi uno scherzo, l'ha letto ad alta voce. E' stata una vera tragedia! Sono corso in cameretta e non sono uscito fino a sera.

D: E poi? Cos'è successo?
R: Quel racconto è come se avesse fatto nascere una consapevolezza. Di certo non per il risultato ottenuto, ma sentivo che la scrittura serviva, era un modo per elevarsi, per conoscersi e far conoscere. Da quel giorno in poi ho scritto per puro piacere, anche per tenermi lontano dai problemi della periferia in cui sono cresciuto, per avere alternative, per differenziarmi.

D: Vuoi raccontare ai nostri lettori dove sei cresciuto o è un segreto per rendere più misterioso il tuo personaggio?
R: Sono nato a Milano ma ci ho vissuto solo per pochi mesi dalla nascita. Sono cresciuto nella periferia di una città di provincia qui in Abruzzo. E' stata un'infanzia comune a molti miei coetanei, ovvero tra la polvere dei garage e il cemento delle case in costruzione. Un'infanzia in cui ogni giorno bisognava difendersi da teppistelli più o meno cresciuti e scegliere tra alternative più o meno sbagliate. Poi ho imparato che è meglio cercare di avvicinarsi con una mano tesa al posto che imparare a fare a pugni, anche se qualche volta, a pugni, c'ho fatto davvero.

D: Mi parli di aver scritto racconti, ne scrivi parecchi?
R: Abbastanza. Molti non finiscono nel blog, ma sono dei veri e propri allenamenti; credo molto nella costanza, nel metodo e nella cura di alcune linee guida della scrittura, oltre che nel continuo confronto con altri scrittori, un vero e proprio scambio di passione creativa.

D: Quali sono le tue linee guida?
R: Sicuramente la lettura e l'analisi dei classici della letteratura e la loro successiva interiorizzazione. La musicalità: faccio molta attenzione al suono delle parole e al loro accostamento. Per finire, il continuo raffronto critico tra ciò che scrivo e ciò che è stato scritto dagli autori che reputo per me come "stelle polari".

D: Vuoi dirci qualche nome?
R: Sicuramente Fante, Carver, ma andando indietro anche Wilde, D'annunzio, Joyce. Guardando i contemporanei Marquez, J.S. Foer, Alice Munro e Douglas Adams.

D: Se volessi dare agli aspiranti scrittori alcuni consigli pratici...
R: Avere la costanza nella scrittura, scrivere ogni giorno, anche se per poco tempo, ma scrivere tutti i giorni. Leggere molto (anche se è inflazionato, è un consiglio sempre valido) e non pensare mai "Scrivo solo per me stesso", perché non è mai così: si scrive sempre anche per gli altri.
Quando si pensa che si sta scrivendo anche per gli altri, la nostra maestria nel comunicare, migliorerà: uno scrittore che non comunica, difficilmente diventerà un buon scrittore.

D: Tornando ai tuoi racconti: dove trovi le idee? Da dove arriva la trama?
R: La trama nasce quasi sempre da una piccola idea: può essere un botta e risposta di un dialogo o un'immagine precisa, un volto, un'espressione, un sogno, un incubo. Credo che essere sensibili aiuti molto la scrittura. E' come se fossimo delle spugne, o delle calamite: ascoltare, parlare, discutere sono tutti ottimi modi per aiutare la sensibilità di scrittori.

D: Come nascono le tue "piccole idee"?
R: Molto spesso in moto o mentre cammino, quasi mai a casa. Alcune volte le idee mi vengono nel letto, in quei secondi prima di dormire, per questo motivo non faccio mancare mai il blocknotes sul comodino.

D: Le sviluppi subito o le lasci decantare?
R: No, le segno solo sul blocknotes: se davvero l'idea è buona sarà l'idea stessa a venirmi a cercare, io ci sono sempre. Il problema è d'estate, perché ho solo il costume e non so dove mettere il blocknotes (ride).

D: Lo chiederemo alle tue ammiratrici allora... Bene per concludere, per restare in tema con il nostro blog, lancia lancia la tua sfida creativa ai nostri lettori...
R: Scrivete senza freni, non pensate di essere guardati o spiati, o che mamma e papà possano leggere ciò che scrivete, non vergognatevi! E ogni giorno spostate un po' più in là il vostro limite cercando sempre la soddisfazione da ciò che avete scritto!

Chiudiamo l'intervista girando la sfida ai nostri lettori: siete pronti per accettarla?

Se volete essere ospiti della nostra rubrica, mandate una mail a segreteria@eallaenne.it.

giovedì 6 marzo 2008

Scrittura Creativa a RadioSapienza.net

Martedì sera 4 Marzo, sono stato ospite di Antonia Fama nella trasmissione Cuba Libri su RadioSapienza.net.

CubaLibri va in onda ogni martedì dalle 19 alle 20 ed è un viaggio tra gli scaffali della libreria, tra canzoni, libri, racconti ed emozioni.

Come dice Antonia "entro nella libreria-caffè di Radio Sapienza ed ordino il solito: un CubaLibri, bevanda analcolica ottenuta da una miscela di pensieri, da servirsi rigorosamente in bicchieri di carta. Stampata."

Tema della puntata di martedì 4 marzo, la scrittura creativa.

Per chi volesse ascoltare la mia intervista, è disponibile online in streaming sul sito della Radio www.radiosapienza.net.


Per chi volesse invece ascoltare tutte le puntate dell'interessante trasmissione CubaLibri può farlo cliccando qui.

sabato 1 marzo 2008

Trucchi e sfida di... intervista con Camilla Cannarsa

Qual'è il modo migliore per imparare tutti i trucchi del mestiere dello scrittore?

Lo chiediamo a chi ha fatto dei libri e della scrittura la propria passione e il proprio lavoro.

Lo facciamo attraverso l'intervista: poche semplici domande per scoprire qualcosa sugli scrittori, sulla loro visione dell'editoria e del libro concludendo con consigli e suggerimenti.

Oggi parliamo con Camilla Cannarsa: il suo blog Promesse d'Autore è ormai diventato un punto di riferimento per gli autori emergenti, ma anche per chi vuole tenersi informato sul mondo degli e-book.

D: Ciao Camilla, come è nata la tua passione per la scrittura?
R: Dunque... è mata sicuramente dalla lettura prima di tutto: leggendo tanto mi sono resa conto di voler capire come le idee potevano diventare scrittura.
Credo che nel mio caso sia genetico: mio nonno scriveva, mia mamma ha scritto per un periodo della sua vita, mio zio scrive...

D: Sei convinta quindi che sia un "fattore genetico"?
R: No, convinta no, ma credo che in parte derivi da questo, ma più di tutto credo che derivi dalla voglia di diffondere cultura, che è la mia più grande passione: la cultura è per me sinonimo di libertà.

D: Cultura... ti occupi di qualche progetto particolare?
R: Sì certo, sul mio blog, cerco di promuovere gli scrittori emergenti, quelli a cui le case editrici danno poco spazio.
Mi occupo anche di eBook, che, per chi ancora non lo avesse capito, è una forma geniale di diffusione di cultura, di idee, di informazioni. Sono convinta che gli eBook siano uno strumento utile e di facile diffusione.

D: Un occhio puntato al futuro delle nuove tecnologie quindi...
R: sì, sempre

D: Se guardi nel futuro, cosa vedi?
R: Con occhio da ottimista, vedo una democrazia dell'informazione, un mondo in cui probabilmente sarà il citizen journalism a prevalere, ovviamente grazie ad Internet contro cui, come ha detto Coelho, nulla è possibile.

D: Bene allora facciamo il tifo per Coelho e per te ovviamente... Dato che il nostro blog si occupa di scrittura creativa e in particolare fornisce pillole e suggerimenti agli scrittori, quale consiglio daresti ad una persona che vuole diventare scrittore?
R: Quando mi fanno questa domanda rispondo sempre allo stesso modo: leggere, prima di tutto, molto, moltissimo, classici e non.
E' molto importante mettersi nei panni del lettore e chiedersi cosa vorrebbe, cosa si aspetta da quel personaggio, da quella trama, da quel genere.
E' fondamentale per chiunque voglia diventare scrittore sapere che questo è uno dei lavori più difficili al mondo: lavorare per se stessi, darsi degli orari, rispettare le proprie scadenze, non è un'impresa facile e per imparare ci vuole molto tempo.

D: In una frase... dove potrebbe trovare oggi uno scrittore l'idea per un racconto o un romanzo di successo?
R: Secondo me le idee sono ovunque, l'importante è riuscire a trasformarle in qualcosa di originale e di molto personale.

D: Ti viene in mente un esempio?
R: Si, prpprio in questo giorni ho parlato del libro Io e Marley: è la storia di un cane e del suo padrone, una storia allo stesso tempo commovente ed esilarante, ma anche molto normale, è l'autore che è riuscito a renderla straordinaria.

D: Per concludere, visto che noi ci occupiamo di scrittura creativa, lancia la tua sfida creativa e vediamo chi tra i nostri lettori/scrittori è pronto a raccoglierla.
R: Vi invito a rendere un evento apparentemente banale, un racconto stupefacente.
Raccontare ad esempio un viaggio in autobus da casa a lavoro in modo che appaia come l'evento più straordinario che qualcuno abbia mai letto.

D: Bene, avete sentito? Chi vuole raccogliere la sfida di Camilla?

Un grazie a Camilla per il suo tempo e i suoi consigli: l'appuntamento alla prossima settimana con un nuovo autore e nuovi consigli.
Se volete partecipare come ospiti di questa rubrica, scrivete a segreteria@eallaenne.it.