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lunedì 7 dicembre 2009

Il consiglio di Jim Sallis


Jim Sallis è un giallista, musicista e story teller.
Sarà lui ad aprire a Courmayeur il Festival del noir e a presiedere la giuria che assegnerà i Leoni Neri.

La Stampa parla di lui e lo intervista.

Trovo interessante in particolare questo sua risposta alla domanda: Scrittura e musica, scrittura e cinema: le sue pagine evocano una canzone o un film: una partitura o una sceneggiatura?

Jim Sallis, risponde così:
Il cinema offre un’altra lingua per raccontare storie: forse la più simile a quella dei vecchi story teller. Gli odierni studenti di scrittura creativa, ragazzi cresciuti con il cinema, fanno fatica a mettere in pagina, in parole, una scena vivida, un dialogo vivace e autentico. Il mio consiglio è allora: immagina che sia un film. Ecco: ancora una volta creiamo modelli, giochiamo con creazioni che sembrino il più possibile vere.

Cosa ne pensate?

Davide

sabato 31 ottobre 2009

La poesia e gli editori


Punto.

Con questo punto si chiude l'ultima frase dell'ultima poesia della vostra raccolta.

Pronta per essere pubblicata.

E ora?

Vi consiglio di leggere l'articolo "Il Passeggero: figlio di un dio minore" di Maurizio Alberto Molinari che parla della poesia da un punto di vista particolare: quello di un autore che si districa nel panorama editoriale italiano.

Buona lettura!

martedì 25 agosto 2009

Facciamo spazio...


Sarà capito sicuramente anche ad alcuni di voi di non riuscire a concentrarvi.

Volete scrivere un racconto, un capitolo, un articolo o una recensione, eppure c'è qualcos'altro che continua a saltarvi in mente.

E non riuscite a metterlo da parte.

In questi casi, il mio consiglio è di "fare spazio".

Come si fa?

Andando a fare una passeggiata in un parco o in bosco, andando a nuotare in piscina o al mare, prendendosi cura del proprio giardino o preparando una macedonia.

Lentamente vedrete, la nostra mente da sola, si rilasserà e troverà il modo di mettere da sola da parte quello che continua a tornarvi in mente.

Provate e poi, raccontatemi com'è andata...

In bocca al lupo!

Davide

giovedì 30 luglio 2009

A chi inviare i vostri manoscritti?


Sono diverse le persone che nell'ultimo mese mi hanno chiesto come e a chi mandare il proprio libro.

Ci viene in aiuto l'articolo scritto dagli amici della casa editrice Graphe.it dal titolo "A chi inviare il nostro manoscritto".

Buona lettura!

Davide

martedì 30 giugno 2009

Il racconto comico: parte terza


Con questo terzo articolo si conclude la serie di spunti e consigli sul racconto comico.

Dopo aver fatto alcuni esercizi di riscaldamento nella prima lezione e, dopo aver capito alcune delle regole per creare una storia comica nella seconda, ora possiamo scrivere il nostro racconto comico.

Come farlo?

Basta seguire le regole del mio terzo articolo su titoli e trame.

Buona scrittura!

Davide Giansoldati

sabato 20 settembre 2008

Intervista a Valeria Leone


Questa settimana intervisto Valeria Leone, una brillante e molto promettente scrittrice.

D: Ciao Valeria, è un vero piacere averti qui tra noi.
R:Grazie, per me è un piacere essere ospitata in questo blog. Per uno scrittore ogni occasione è buona per parlare della propria attività.

D: Come hai scoperto il tuo lato da scrittore?
R: In realtà sono sempre stata appassionata di lettura. Poi ad un certo punto ho superato il varco che separa l'essere lettore dall'essere scrittore ed ho smesso di appuntarmi le frasi altrui per scrivere le mie. Ho scoperto che avevo una predisposizione innata per la scrittura, per la parola, ed ho iniziato a metterla a frutto scrivendo per un giornale, ma il mio sogno era quello di scrivere un libro mio...

D: L'hai poi realizzato questo sogno?
R: Ho pubblicato nel 2006 con la casa editrice Il Calamaio il mio primo romanzo "Come una stella cadente", una storia lieve, calata nella quotidianità, in cui si intrecciano amicizia, amore, passioni. È un'opera che mi ha dato molte soddisfazioni soprattutto in termini di vendite, tanto per essere un po' materialisti! Poi ho partecipato alla realizzazione dell'antologia "25 racconti emersi" nell'ambito del progetto Scrittori Sommersi ed ora sto lavorando ad un altro romanzo, cercando di portare avanti un discorso più impegnativo, ascoltandomi di più ed affinando il mio stile. Se "Come una stella cadente" è stato scritto in maniera spontanea e diretta, forze anche con una certa incoscienza, con questo nuovo lavoro sto mediando tra la spontaneità espressiva e una maggiore consapevolezza della mia scrittura nella impegnativa ricerca del genere che mi è più congeniale.
Ecco perché per il momento non mi sento del tutto una "scrittrice", ma piuttosto "una che scrive" e che "ricerca".

D: Una che "ricerca"... e cosa cerchi e ricerchi? Da dove nascono le tue idee?
V: Per ricerca intendo più cose. Prima di tutto c'è la ricerca di me stessa in quanto autrice e della giusta strada che possa mediare il passaggio delle presenze che affollano il mio universo interiore sulla pagina che vado a scrivere. Tale mediazione va intesa anche come strumento e processo che mi possa permettere di ottenere un risultato artisticamente e letterariamente valido.
Poi c'è la ricerca delle idee e delle ispirazioni esterne. Quelle nascono da tutto, dalle mie letture pregresse, dal volto di una persona per strada di cui mi colpisce un particolare, uno sguardo, una piega del viso. Questa è una cosa che facevo sin da bambina, sono sempre stata una grande osservatrice ed ho sempre avuto la predisposizione ad immaginare. Spesso le mie idee nascono anche da storie raccontatemi, da esperienze di persone che mi sono più o meno vicine che uso come base per poi lavorare con la fantasia. Ma più di tutto conta la mia voglia di evadere dalla realtà.
Scrivere, così, diventa un modo per fare quello che non è concesso nella vita: far andare le cose nel modo in cui si desidera che vadano. È anche vero che a un certo punto della narrazione mi faccio prendere per mano dai personaggi che ho creato e da quel momento sono loro stessi che dirigono e scrivono la loro storia in base al carattere ed al temperamento che hanno acquisito nel corso della scrittura.

D: Quali consigli e suggerimenti daresti ad uno scrittore emergente?
R: Consiglio di tenere i piedi ben saldi a terra e di non aver fretta di pubblicare buttandosi alla cieca. Vagliare le opportunità e lavorare molto sulla autopromozione. Avere fantasia, sfruttare le occasioni di visibilità e non pensare mai di essere giunto alla meta solo per aver pubblicato. Consiglio di inviare alle case editrici una sinossi della propria opera per fare un sondaggio preliminare del riscontro da parte degli editori e poi spedire il manoscritto solo se richiesto. Cercando sul web si possono trovare numerose piccole e medie case editrici che sono un buon punto di partenza, a patto che garantiscano almeno una distribuzione soddisfacente.

D: Qual è invece la sfida che vorresti lanciare ai nostri lettori?
R: Più che una sfida un invito. Leggere tanto, leggere tutto. Provare la lettura anche di opere che non rientrano nel genere che si preferisce. Dai classici ai libri cosiddetti "d'evasione". Per misurarsi, trovare stimoli, capire realmente cosa piace e cosa no. La lettura è il primo mezzo per sviluppare il proprio gusto e senso critico. Per uno scrittore, poi, è l'unico modo per arrivare ad avere la misura di se stesso e del proprio talento.
Leggere è fondamentale per "imparare" a scrivere.

D: Dove ti possono leggere, scrivere o contattare i nostri lettori? Hai un blog?
R: Chi volesse può visitare la mia pagina personale su www.scrittorisommersi.com, oppure mi trova su www.myspace.com/valerialeone.

Grazie di tutto Valeria e a presto!

Davide

venerdì 29 agosto 2008

Intevista a Sabrina Abeni



Questa settimana ho deciso di intervistare Sabrina Abeni, una scrittrice esordiente ma molto promettente.

D: Ciao Sabrina, è un vero piacere averti qui tra noi. Come hai scoperto il tuo lato da scrittore?
R: Credo d'essere sempre stata cosciente del mio lato di scrittore, ancor prima d'imparare a scrivere, credo che si tratti semplicemente di un'ottica diversa in cui vedere il mondo. La scrittura infatti nasce prima nella mente e solo successivamente viene trasportata in segni sulla carta o su un monitor. Ho sempre immaginato storie e modi diversi in cui svilupparle. Chiaramente, col passar degli anni, ho avuto modo di leggere e comprendere in maniera più completa il modo più idoneo per comunicare queste immagini agli altri, ma credo d'essere stata scrittrice dal momento in cui ho preso coscienza di me e del mondo che mi circondava.

D: Quand'è stata la prima volta che hai "scritto sul serio"?
R: Cosa s'intende sul serio? Perché qualcuno potrebbe asserire che non si scrive sul serio finché non si vendono libri (perciò molto raramente):-) Se invece basta avere dei lettori, anche non paganti, forse in prima elementare, quando ho cominciato a scrivere delle favole che venivano lette dai miei insegnanti e da altri bambini.

D: Nel momento in cui hai capito di essere una scrittrice hai scritto un racconto, un romanzo, una poesia? Come sono stati i tuoi primi passi nella scrittura?
R: Ho cominciato in seconda elementare con delle favole, come molti penso, poi ho scritto poesie e, dalle scuole medie, dei racconti. A 15 anni, dopo molti tentativi abbandonati, ho finalmente completato il mio primo romanzo, un horror un po' apocalittico in cui oggi posso riconoscere delle ingenuità.

D: Un horror apocalittico, sembra interessante. Di cosa parlava?
R: Oddio! Dell'Anticristo e di un paese che nascondeva un segreto distruttivo, di una donna insolita e ambigua. Insomma l'idea non era male, ma doveva ancora imparare una delle regole fondamentali: non ambientare uno scritto in un contesto che non conosci (cosa che Faletti ancora non ha capito). La prima parte del romanzo era infatti ambientato negli USA ed è quella che oggi cambierei.

D: [sorride] hai appena dato un ottimo consiglio per tutti. Da dove trai ispirazione per i tuoi scritti?
R: All'inizio c'è una sola immagine che compare nella mia mente, una specie di fotogramma. Tutto il resto è consequenziale a quel flash. Gli spunti possono essere i più svariati: la vita quotidiana, un viso sconosciuto che ti colpisce, la cronaca, un'emozione improvvisa o una momentanea illusione ottica. Ma ciò che più importa è quella prima immagine che fa nascere un serie d'interrogativi.

D: Da questi interrogativi poi che tipo di racconto nasce? Hai un genere preferito in cui poi porti l'immagine iniziale?
R: Il genere verso cui mi sento più portata è soprattutto quello gotico-horror a risvolti psicologici, forse perché amo parlare per simboli e metafore. Ma ho scritto anche racconti ispirati a fatti di cronaca in cui descrivevo un lento scivolare verso la follia e atti criminali. Credo che il bello dello scrivere sia proprio il fattore empatico, il provare a immaginare perché alcune cose possono accadere e cosa prova chi le vive.

D: Hai un posto particolare dove scrivi? Un luogo che ti è più congeniale? Qualche rituale o una musica di sottofondo propiziatoria?
R: Credo che dipenda da ciò che sto scrivendo. In genere butto giù le prime idee all'aperto: per esempio, in questi ultimi tempi scrivo sulle scalinate del centro storico del mio paese, con penna e carta, poi le riporto e rielaboro sul pc, a casa mia, preferibilmente di sera, con una musica in sottofondo. Col mio ultimo romanzo mi sono stati molto utili i Notturni di Debussy.

D: Quali consigli vorresti dare agli altri aspiranti scrittori?
R: Di non temere il confronto con gli altri. Di leggere gli ottimi libri per imparare, e i pessimi per incoraggiarsi (anche quelli hanno la loro funzione:-) ).E non scrivete solo per voi stessi, tenete sempre a mente un lettore ideale.La scrittura è sterile se non è capace di trasformarsi in comunicazione.

D: Davide: ben detto Sabrina. Qual è invece la sfida che vorresti lanciare ai nostri lettori?
R: Più che di sfida parlerei di seduzione, quella che uno scrittore dovrebbe avere nei confronti dei lettori. Riuscire ad ammaliarli e far dimenticare loro ogni altro pensiero, catturarli per un periodo di tempo e stregarli.

D: Grazie Sabrina per la tua sfida ai nostri lettori. Dove ti possono leggere, scrivere o contattare? Hai un blog?
R: Sì, possono trovarmi su myspace, dove ho anche un blog, o sul sito eluria.altervista.org.
Da alcuni giorni è stato pubblicato su Lulu.com il mio nuovo romanzo Il vento dell'est.

Volete essere ospiti della nostra rubrica? Scrivetemi!

Davide

sabato 2 agosto 2008

Cerchiamo l'ispirazione



A volte capita che non ci vengano idee per storie e racconti.

Zero, nulla, niente da fare.

Non vi fate prendere dallo sconforto: tutto quello che ci circonda può essere una buona fonte di ispirazione.

Proprio un'ora fa stavo sfogliando un numero vecchio di Airone (quello di Aprile 2008) e gli articoli e le foto mi hanno subito fatto venire in mente trame per diverse storie.

Proverò ora virtualmente a sfogliarlo e a citarvi qualche titolo, potrebbe funzionare come ispirazione anche per voi.

Dall'articolo Come fuochi d'artificio
Le aurore boreali, con i loro giochi di forme e colori, sono uno spettacolo unico. Anche se possono generare blackout e persino deviare la traiettoria dei missili.
Magia e mistero delle aurore boreali per dar vita a fiabe e leggende per spingersi nel fantasy e perchè no magari anche nel fantapolitico (mi viene in mente il film war games...).


Dall'articolo I segreti del teschio di cristallo
Secondo gli appassionati di occultismo ce ne sarebbero 13 sparsi in tutto il mondo [...] sarebbero destinati a riunirsi il 21 dicembre 2012 per dare inizio ad una nuova era dell'umanità.
o ancora
Ho buone ragioni per non rivelare come questo oggetto venne in mio possesso.
Possibili spunti e inizi per storie del mistero e dell'occulto per seguire il filone iniziato ad esempio da Dan Brown e da Julia Navarro.

Dall'articolo Ci siamo: case sulla luna
Costruire un albergo a cinque stelle per turisti annoiati dei "soliti" viaggi all'interno dell'orbita terrestre.
Quale posto migliore per ambientare una serie di storie a cavallo tra giallo e fantascienza?


A voi la penna, vediamo cosa riuscite a tirarne fuori.

Davide Giansoldati

PS: Le citazioni sono tratte da Airone di Aprile 2008.

venerdì 27 giugno 2008

Intervista a Luca Lorenzetti


Questa settimana per la nostra rubrica "Trucchi e sfide..." intervistiamo Luca Lorenzetti, che, oltre ad essere uno scrittore, cura i contenuti del portale www.scritturacreativa.com.

D: Pronti? Si parte! Chi è Luca Lorenzetti?
R: Luca Lorenzetti, a differenza di molti suoi coetanei, deve ancora capire bene cosa farà da grande.

D: Si, ma nel tuo curriculum ci sono già dei traguardi importanti. Sei l'autore di Un posto per scrivere. Indagine sulla scrittura creativa in Italia.
R: Sì, un libro che è uscito nel 2002 e che contiene interviste ad alcuni autori italiani che sono stati - e in alcuni casi sono tuttora - insegnanti di scrittura creativa, come ad esempio Carlo Lucarelli, Marcello Fois, Alessandro Baricco, Dacia Maraini, Annalisa Bruni e molti altri.
Dal libro è nata contestualmente anche l'idea di promuovere un sito web, www.scritturacreativa.com, che mi permettesse di stabilire un contatto diretto con i lettori e soprattutto di non far invecchiare tutto il materiale che avevo inserito nella pubblicazione. Da un paio d'anni il sito si è trasformato in un blog - non poteva essere diversamente - e oggi,
nonostante siano passati 6 anni, mi diverto ancora a curarlo e aggiornarlo, anche se vorrei farlo con ancora maggiore costanza e dedizione.

D: E' un sito interessante e molto utile. Mi rendo conto che non sia semplice tenerlo aggiornato viste le continue novità legate direttamente o indirettamente al mondo dell'editoria....
Qual'è il dato più interessante che è emerso dalla tua ricerca?

R: Sono diversi i dati notevoli che sono emersi. La principale conquista, a mio parere, è stata quella di contribuire a sfatare una serie di luoghi comuni legati alla scrittura e al suo insegnamento.

D: Ad esempio?
R: Io ero partito nella ricerca - parliamo di oltre 10 anni fa - con moltissimi pregiudizi e parecchio cinismo. Per me l'insegnamento della scrittura creativa era quasi un non-sense, ma il fatto che esisteva, e che qualcuno lo praticava sia da insegnante che da allievo, lo rendeva vero e, per questo, incredibilmente affascinante.
Era come dire: "Ma allora è vero! Si può davvero insegnare (e imparare) a scrivere narrativa". Per me al tempo la narrativa era un "mistero senza fine bello", come si dice. Una pratica assolutamente imperscrutabile e misteriosa. E il fatto che c'era qualcuno che ne aveva imparato a conoscere gli aspetti tecnici e psicologici, e poteva trasmetterli ad altri, per me era una scoperta piena di meraviglia.
Ho imparato molte cose durante la ricerca, attraverso le interviste agli autori, e il confronto con alcuni partecipanti a questi corsi, e oggi la mia idea, per molti versi, è cambiata radicalmente.
E credo che tutto parte proprio dal grande equivoco che c'è attorno alla locuzione "scrittura creativa".

D: Vuoi spiegarci meglio?
R: La gente si chiede, non a torto forse, come è possibile insegnare la creatività, come si possa prescindere dal talento... Sono obiezioni corrette, ma è come se partissimo dal presupposto che scrittori si nasce e non si può diventare, a meno che uno non lo scopra da solo e, aggiungerei, per caso.
Io oggi sono convinto che attorno alla pratica della scrittura, soprattutto per quel che riguarda la nostra cultura europea e in particolare italiana, ci siano moltissimi luoghi comuni e false convinzioni che in parte anche la scuola contribuisce ad alimentare.
Io credo che la maggior parte degli aspiranti scrittori conosca poco o nulla la pratica della scrittura, proprio perché non la... pratica.
Si preferisce piuttosto rimanere nella convinzione che solo chi ha talento va avanti, e che comunque rimarremo sempre dei geni incompresi, e che se solo avessi più tempo, e se solo la maestra non mi avesse sgridato quando ero piccolo, e se solo mia mamma... eccetera

D: A questo punto, quali sono invece i tuoi consigli che ti senti di dare agli aspiranti scrittori?
R: Di scrivere. Banalmente. Di coltivare questa pratica in modo costante, quotidiano. Ho letto e sto leggendo moltissimo sull'argomento, e se c'è un punto sul quale tutti gli autori e gli insegnanti di scrittura creativa concordano, è proprio questo. "Butt in chair", cioè metti il sedere sulla sedia, e scrivi. Punto. Solo dalla pratica costante può venir fuori qualcosa di buono. Certo, questo richiede molta pazienza, ed il fatto di aspettare per vedere e ottenere qualcosa è per certi versi molto distante dal modo in cui la nostra società ci ha abituato nei confronti delle cose che desideriamo di più.
Ma, temo, non ci siano scorciatoie stavolta.

D: Qual'è invece la sfida che vuoi lanciare ai nostri lettori?
R: La stessa che ho lanciato io a me stesso. Cioè di ridisegnare la propria giornata in funzione anche solo di 5 minuti solo per noi da dedicare alla scrittura. Solo quando ci provi ti rendi conto di quanto è difficile farlo, quanto sembri davvero un equilibrismo impossibile. Il lavoro, la famiglia, gli impegni, sembra che non ci sia posto nemmeno per quei pochi minuti al giorno che dedichiamo a noi stessi. Io vi dico: anche se doveste "ridisegnare" daccapo la vostra giornata, provateci. Credo sia l'unico modo davvero efficace per riuscire ad avere una "writing life", come la chiamano gli americani.

D: Grazie Luca per i tuoi preziosi consigli... un'ultima domanda, chi volesse "seguirti" dove ti trova online?
R: Mi trovate su scritturacreativa.com, dove segnalo spesso iniziative di formazione legate alla scrittura creativa in tutta Italia, oltre a concorsi di scrittura e letture consigliate. Tutto quello che riguarda invece la mia attività professionale e i progetti personali, cerco di documentarli sul mio blog personale, ww.lucalorenzetti.it.

Grazie per l'intervista Luca; volete essere ospiti della nostra rubrica? scrivetemi davide.giansoldati [at] gmail.com.

Potete trovare tutti i libri scritti da Luca Lorenzetti sul portale www.panelibri.com.

mercoledì 4 giugno 2008

Trucchi e sfida di... intervista con Simone Ghelli

Una nuova intervista, un nuovo scrittore giovane e grintoso; sto parlando di Simone Ghelli, all'attivo due libri e diversi racconti.

Conosciamolo insieme attraverso questa intervista.

D: Ciao Simone! Entriamo subito nel vivo delle domande: come è nata la tua passione per la scrittura?
R: La mia passione per la scrittura nasce dopo quella per la lettura, che mi ha preso sin dalla tenera età, quando la maestra delle elementari mi premiò per esser stato l'alunno che aveva letto più libri della biblioteca durante l'anno scolastico. Quel premio era il libro "Ventimila leghe sotto i mari" di Jules Verne.
La passione per la scrittura è arrivata molto più avanti. Non sono stato uno scrittore precoce, anzi. Il mio primo racconto (che avesse per me un senso compiuto, intendo) l'ho scritto che avevo già vent'anni. Forse è per questo che ancora oggi credo che per essere dei buoni scrittori si debba essere innanzitutto dei buoni lettori.

D: Il tuo primo racconto, di cosa parlava?
R: Il mio primo racconto s'intitolava "L'attesa". Parlava di due amici che hanno un appuntamento in un parco, ma uno di loro ritarda. La storia si chiude su un colpo di pistola che induce il ragazzo che sta attendendo ad andarsene. Si doveva insomma capire che queste due persone avevano un appuntamento per combinare qualcosa (un attentato? una rapina?), ma il piano va storto. Mi è sempre piaciuto giocare con le attese del lettore, creare delle atmosfere che lo spingano ad aspettarsi qualcosa che poi non si avvera. L'idea di questo racconto è poi confluita nel finale di un mio romanzo, ancora inedito, che s'intitola "L'anima del mondo è povera".

D: Giocare con le attese del lettore... Da dove nascono le tue idee, gli spunti e i colpi di scena finali?
R: Le idee fioriscono continuamente nella mia testa, ma ho così poco tempo che fanno la fine di quei frutti che cadono a terra maturi senza che vi sia una mano pronta a raccoglierli. Questo per dire che la vita che conduciamo ci ruba molto di quel tempo che uno scrittore dovrebbe riservare alla propria pratica. Comunque mi lascio influenzare da molte cose. Dalle persone e dai luoghi che vedo innanzitutto, ma anche dalle immagini di un film, senza contare tutti i mondi che mi si aprono leggendo i libri degli altri. Quanto ai colpi di scena, mi ripeto: ciò che conta è creare delle aspettative, un po' come fanno le musiche in un thriller, che servono ad aumentare la tensione insieme ai tagli di montaggio... senza tutto ciò, l'immagine finale in sé non farebbe la stessa impressione...

D: Hai qualche posto particolare in cui scrivi o in cui ti senti più ispirato? Qualche gesto scaramantico? Una musica di sottofondo...
R: Tendenzialmente preferisco scrivere a casa sul mio pc, senza gesti scaramantici particolari. Quanto alla musica di sottofondo, dipende dalle giornate. Di solito preferisco il silenzio, ma se proprio devo scegliere credo che una certa musica elettronica si presti molto alla concentrazione. Mi riferisco a gruppi che mi aiutano a rilassarmi, ad esempio trovo molto appropriati certi dischi degli Orbital...

D: Quali consigli e suggerimenti vorresti dare ad un aspirante scrittore?
R: Innanzitutto consiglierei di non demordere, soprattutto quando arriveranno le risposte negative (perché quelle arrivano sempre). Si deve insistere e credere nel proprio lavoro, sempre. Inoltre consiglio vivamente di non pubblicare libri a proprie spese. Un esordiente deve sempre fare i conti con la voglia di emergere, che spesso porta a fare errori per via della fretta che ha nel farsi notare. Il consiglio che mi sento di dare è di pazientare e continuare a scrivere e a leggere, senza voler bruciare i ponti, poiché è meglio tenere la propria opera in un cassetto ed attendere il momento propizio, piuttosto che svenderla al primo commerciante di libri che si prende gioco delle passioni di un giovane scrittore.

D: Concordo pienamente con te. Sai che ogni intervista si chiude con una sfida ai nostri lettori/potenziali scrittori, tu hai pensato alla tua?
R: Provate a giocare con la lingua italiana, riscoprite il vostro dialetto e divertitevi a imbastardire la lingua. Andate dai vostri parenti o dai vostri amici e chiedete che cosa vuol dire questo o quel termine, riscopritene l'uso e rimettetelo in circolo se lo danno per spacciato. La lingua deve essere viva, e per tenerla in vita bisogna reinventarla continuamente, starle col fiato addosso, non permetterle di fossilizzarsi in rigidi cliché che la rendono più simile al linguaggio dei burocrati che a quello dei poeti. Prendete insomma il lettore per mano e portatelo in una foresta di suoni e rumori a lui sconosciuti, ma siate bravi nel saperglieli poi insegnare e tramandare.

D: Grazie Simone per la tua interessante sfida. Hai un blog o un sito dove i nostri utenti possono scriverti o venirti a trovare?
R: Ho sia lo space che il blog.
Inoltre c'è la mia pagina personale sul sito del progetto scrittori sommersi.

Volete essere ospiti della nostra rubrica, scrivetemi davide.giansoldati [at] gmail.com.

Davide

giovedì 29 maggio 2008

La musica, fonte di ispirazione

L'ispirazione per un racconto, per una storia, per un romanzo può spesso arrivare anche attraverso la musica.

Io ho alcune canzoni "magiche", quando le ascolto, come per magia i miei pensieri si liberano più facilmente e le parole si muovono rapide e veloci.

E' quasi impossibile in questi momenti star dietro a me stesso... non penso, mi limito a scrivere e a seguire le parole una dopo l'altra: la mia parte conscia appena desta e curiosa di scoprire cosa succederà una riga più in basso.

In questo periodo mi lascio spesso guidare da questa musica "Soft Verdict - Struggle For Pleasure", e credetemi, almeno per me è incredibile...

Ve la faccio ascoltare da un video su YouTube.com



A voi che effetto fa? Cosa vi suggerisce? Cosa vi fa venire in mente?

Provate a seguire le note e poi abbandonare lo spartito a favore del vostro foglio dove le note si trasformano in parole...

Davide

domenica 18 maggio 2008

Il tamburo dello scrittore

L'ispirazione per questo articolo arriva da un'idea di Andrea Firrincieli nata durante un esercizio del corso di scrittura creativa.

Le parole scorrono veloci sullo schermo, il ticchettio delle dita che battono sulla tastiera l'unico suono che colma il silenzio della stanza; all'improvviso calma totale, non sapete come andare avanti.

E' capitato a tutti, un momento di vuoto totale, un'incertezza... e... già e ora come continuo? Come va avanti la storia?

L'idea suggerita da Andrea è quella di affidarsi alla magia delle percussioni.

Prendete un tamburo, un tamburello o qualsiasi altro oggetto che possa farne le veci, chiudete gli occhi, lasciatevi andare, poi colpite il tamburo una volta.

Ascoltate il suono, ascoltate le vibrazioni, ascoltatele fino a quando non sfumano nel silenzio.

Battete il tamburo ancora e ancora e ancora... e ogni volta ascoltate la sua nota.

Poi immaginate un ritmo, una melodia, una canzone, un'immagine... e battete sul tamburo la vostra marcia, la vostra corsa o cavalcata...

Lasciatevi cullare da questo battere ritmato, a cui in qualsiasi momento potete cambiare ritmo, intensità, potenza.

Svuotate la mente, seguite i pensieri che le percussioni suggeriscono.

Quando siete pronti, aprite gli occhi e rileggete il testo, ritmatelo secondo il suono del tamburo: ora riprendete a scrivere...

Davide & Andrea

sabato 17 maggio 2008

Trucchi e sfida di... intervista con Miriam Mastrovito

Per la nostra rubrica rubrica "Trucchi e sfide", oggi avremo come ospite Miriam Mastrovito, una scrittrice molto promettente che ha al suo attivo tre libri e diversi racconti.

D: Ciao Miriam. Raccontaci un po', come è nata la tua passione per la scrittura?
R: Da piccola ero affamata di favole. Costringevo mia madre a raccontarmene sempre di nuove. Appena ho imparato a leggere, mi sono tuffata nei libri per soddisfare questo bisogno. Dall'immenso amore per la lettura alla scrittura, il passo è stato breve.

D: La prima volta che hai scritto, che età avevi? Cos'hai scritto?
R: Avevo circa sei anni. Ho scritto un racconto intitolato "La città quadrata". Il manoscritto è andato perso in un trasloco, ma in famiglia lo ricordano ancora.

D: E poi cos'è successo? Come hai coltivato la tua passione per la scrittura?
M: Ho continuato a scrivere racconti e poesie. Inizialmente sono stata molto incoraggiata dai miei genitori e dalla mia maestra di scuola. Verso i quindici anni ho iniziato a partecipare ad alcuni concorsi letterari ed ho collezionato diversi premi. Poi, all'età di 19 anni ho partecipato ad un concorso pubblicizzato in televisione. Il premio in palio era la pubblicazione. Ho vinto ma... a quel punto ho ricevuto una brutta sorpresa perché mi è stato chiesto un contributo di un milione e mezzo di vecchie lire! Attraversavo un momento difficile, ero appena rimasta incinta ed avevo seri problemi economici. L'episodio mi ha scoraggiata così tanto che per un lungo periodo ho rinunciato ai concorsi e alla ricerca di un editore, pur seguitando a scrivere. Sono trascorsi più di dieci anni, prima che decidessi di rimettermi in gioco...

D: E adesso? Ti sei finalmente rimessa in gioco. Cosa stai facendo?
R: Diverse cose... intanto ho pubblicato qualche libro, pur non avendo trovato un editore disposto a farlo senza richiedere un contributo!
Tra le altre, ho sperimentato anche la strada dell'autoproduzione.
Insieme ad altri autori conosciuti in rete, sto partecipando al progetto "Scrittori Sommersi" e naturalmente sto scrivendo. Da poco ho ultimato un nuovo romanzo.

D: Un nuovo romanzo? Vuoi darci quale anticipazione?
R: E' un racconto fantastico in cui i classici elementi del fantasy si mescolano con temi di attualità. Un viaggio avventuroso al confine tra sogno e realtà i cui protagonisti, oltre che personaggi fiabeschi quali fate e folletti, sono gli emarginati della nostra società.
Una favola per adulti che spero, sia occasione di svago, ma anche spunto di riflessione per l'ipotetico lettore.

D: Hai già scelto il titolo? Quando potremo trovarlo in libreria?
R: Il titolo è: Il Mendicante di Sogni. In libreria non so se ci arriverà, anche se lo spero. Adesso sono a caccia di un editore che intenda realmente scommettere su di me. Se non riuscirò a trovarlo, ricorrerò nuovamente all'autoproduzione.

D: Da dove nasce l'ispirazione per i tuoi libri? Qual'è il tuo segreto o la tua formula magica?
R: Osservo il mondo che mi circonda, mi guardo dentro. L'ispirazione nasce dalle piccole cose, da persone realmente incontrate, da immagini viste, da scorci di conversazioni, dall'attualità, dalla musica, dai miei sogni.
Attingo molto dai più giovani, soprattutto dal mondo adolescenziale a cui mi sento particolarmente legata. L'ultimo rap, per esempio, è nato da un vero e proprio confronto e da un rapporto di collaborazione con i ragazzi.

D: Hai un posto preferito dove scrivi? Quale rituale scaramantico o quale "rito" o abitudine? Simenon ad esempio scriveva rigorosamente solo con la matita e sulla sua scrivania ce ne erano a centinaia.
R: Un posto preferito non ce l'ho. Posso scrivere ovunque. Però non rinuncio a quaderno e penna, la tastiera inibisce la mia concentrazione.

D: Che consiglio vorresti dare a tutti gli scrittori in erba?
R: Non lasciarsi prendere dall'ansia di pubblicare. Diffidare sempre degli editori che richiedono un contributo. Credere fortemente in se stessi e non arrendersi mai. Aprirsi agli altri, soprattutto a persone che condividono la passione per la scrittura. Confronto reciproco e lettura incrociata, possono essere strumenti validissimi per migliorarsi ed affinare il proprio talento.

D: Come di consueto gli ospiti della nostra intervista devono lanciare la sfida creativa ai nostri lettori... Qual'è la tua?
R: Divertitevi ad osservare le persone che vi circondano, parenti, amici, passanti. Soffermatevi sul loro aspetto, sulla loro andatura, su alcuni tratti della loro personalità, sul modo di parlare... Prendete in considerazione alcuni particolari, quelli che più vi colpiscono e mescolateli per creare dei personaggi nuovi. E' un gioco molto divertente, si possono ottenere risultati davvero sorprendenti e possono scaturirne personaggi romanzeschi pronti all'uso!

D: Grazie Miriam! Hai un blog? Chi volesse contattarti o chiederti qualcosa, dove ti trova?
R: Potete scrivermi all'indirizzo web www.myspace.com/isoladime.

Siete pronti ad accettare la sfida di Miriam?

Volete essere ospiti della nostra rubrica, mandate una mail a segreteria@eallaenne.it..

Davide

venerdì 25 aprile 2008

Trucchi e sfida di... intervista con Gianluca Liguori

Ecco a voi una nuova intervista per la nostra rubrica rubrica "Trucchi e sfide": oggi avremo come ospite Gianluca Liguori, un promettente scrittore, autore già di alcuni libri e di diversi racconti.

D: Ciao Gianluca. Raccontaci un po', come è nata la tua passione per la scrittura?
R: Riguardo alla tua domanda, diciamo che più che di passione, si è trattato di un'esigenza, di una necessità, di un impulso irrefrenabile e incontrollabile che spingeva forte da dentro per uscire. Sono stato un vorace lettore fin da bambino, a cinque anni già leggevo e scrivevo, a nove anni come regalo per la comunione ho chiesto il dizionario, il mio affezionatissimo Devoto-Oli che utilizzo ancora adesso. Pensa che su quel dizionario, la parola internet ancora non esiste!

D: [sorride] Cosa significa per te scrivere?
R: Scrivere per me è sempre stata la cosa più naturale di questo mondo, i miei temi, alle scuole superiori, giravano tra tutti gli insegnanti dell'istituto. Alla fine del penultimo anno ho cominciato a leggere Bukowski, l'ho consciuto per caso in libreria, ascoltando parlare di lui due uomini. Fu amore a prima vista. Per la prima volta in vita mia presi coscienza che il materiale per scrivere era a portata di mano, era ovunque, era la vita stessa. Allora capii che volevo fare lo scrittore.
Scrivevo già da un po', ma perlopiù poesie, se tali possiamo definirle, ma forse dire che scrivevo è una parola grossa, diciamo che cominciavo a studiare il mezzo, a prendere confidenza con il mestiere.
Dopo Bukowski, sono stato illuminato da Kerouac, e poi da Henry Miller. Quindi decisi che dovevo scrivere il mio romanzo. E dopo infiniti tentativi, il giorno di natale del 2003, cominciai a scrivere "Dio è distratto".

D: Di cosa parla questo tuo libro?
R: "Dio è distratto" è un romanzo di formazione sulla ricerca dell’identità, sull’amicizia, sull’impossibilità dell’amore, sull’incapacità della comunicazione, sulla brama di vivere, sull'esigenza dello scrivere.
L'autore, rigorosamente anonimo, ci racconta la sua storia, le sue esperienze, e le vite che gli sono vissute intorno, attraverso continui flash-back e ricordi, gioie e dolori di una giovinezza irrequieta che ha trovato nella letteratura l'anelato conforto.

D: Dopo "Dio è distatto" stai lavorando ad altri progetti?
R: Ho appena pubblicato una raccolta di poesie giovanili, "Credo in un solo io", uscita ad aprile con la casa editrice Tespi, un editore giovane e volenteroso, con cui mi trovo decisamente molto bene, e con cui abbiamo intenzione di far uscire a breve una riedizione riveduta e corretta di "Dio è distratto". Oltre a questo faccio parte del gruppo indipendente letterario Scrittori Sommersi, nella cui antologia vi è pubblicato un mio vecchio racconto, "Incontro".

D: E poi?
R: Ho in progetto a breve un nuovo romanzo, che ho cominciato e interrotto già due volte. Quando sarà il suo tempo sarà lui a farmi segno...quando scrivo parte tutto da un borbottio interno, all'altezza dello stomaco, che poi spinge l'emozione verso al cervello che manda gli imput alle mie dita. Poi le pagine vengono fuori da sè!

D: Hai toccato un argomento interessante... il "borbottio interno"... come nasce per te? Come nascono le tue idee, i tuoi spunti? Sono le idee a trovarti, sei tu a invocare la musa o hai qualche altro segreto?
R: La vita è un continuo bombardamento di stimoli per la creatività... gli eventi, il caso, le coincidenti, sentimenti, emozioni, dolori e gioie, tutto è ispirazione. Poi sta all'uomo rimodellare ed esprimere come meglio crede. Certo, che non deve mancare la volontà, la dedizione, e lo spirito di sacrificio. Senza queste cose un romanzo non lo potrai mai scrivere. Troppo spesso manca il tempo, ma Proust insegna che poi alla fine è lì la chiave di tutto, nel tempo.

D: Il tempo... già... hai degli orari preferiti in cui scrivi..in cui ti senti più "ispirato" o aperto alla scrittura?
R: Diciamo che scrivo quando trovo il tempo. Preferibilmente, comunque, di notte, o appena sveglio.

D: Hai qualche consiglio da dare a chi volesse diventare scrittore oggi?
R: Premesso che sono di quelli che pensano che scrittori si è, non ci si diventa, consiglierei di lasciar perdere... scherzi a parte, leggere, leggere, leggere, è importante leggere tonnellate di libri, ingoiare parole e parole, fino a sentire quasi una sensazione di vomito. Leggere e rileggere i più grandi scrittori, da cui imparare il mestiere, rubarne i trucchi, e poi trasformare il tutto in uno stile che sia di quanto più personale e riconoscibile possibile.

D: Bene... siamo arrivati all'ultima domanda, la più importante
Tutti i nostri ospiti lanciano una sfida agli scrittori in erba per spingerli a migliorare e crescere. Qual'è la tua sfida?

R: Hai cinque giorni di vita, chiuso in una stanza. Racconta la tua vita.

D: Perfetto... grazie! Hai un blog Gianluca? Chi volesse scriverti o chiederti qualcosa, dove ti trova?
R: Potete scrivermi all'indirizzo web www.myspace.com/gianluliguori oppure leggere qualcosa su www.gianlucaliguori.blogspot.com.

Siete pronti ad accettare la sfida di Gianluca?

Volete essere ospiti della nostra rubrica, mandate una mail a segreteria@eallaenne.it.

domenica 9 marzo 2008

Dalla parte del lettore

Mettiamoci per un attimo dalla parte del lettore, che è la vittima (consapevole o meno) del nostro operato.

Daniel Pennac nel suo saggio "Come un romanzo" ha definito "i diritti imprescrittibili del lettore":

  • 1. Il diritto di non leggere

  • 2. Il diritto di saltare le pagine

  • 3. Il diritto di non finire il libro

  • 4. Il diritto di rileggere

  • 5. Il diritto di leggere qualsiasi cosa

  • 6. Il diritto al bovarismo (malattia testualmente contagiosa)

  • 7. Il diritto di leggere ovunque

  • 8. Il diritto di spizzicare

  • 9. Il diritto di leggere ad alta voce

  • 10. Il diritto di tacere


Proviamo a fare una riflessione su questi diritti e chiediamoci: noi scrittori cosa possiamo fare per i nostri lettori?

Da buon scrittore mi preoccuperebbe sapere che il lettore applicasse il diritto di saltare le pagine come quello di non finire il libro.

Vorrebbe dire che in quel particolare frangente qualcosa non ha funzionato a dovere.

Noi scrittori, cosa possiamo fare per evitarlo?

Uno dei principali fattori che spingono il lettore a saltare le pagine è la noia: pagine troppo fitte di descrizioni inutili e ridondanti, dialoghi superflui, ritmo dell'azione che procede lento come una lumaca, scrittura poco coinvolgente.

Queste sono solo alcune delle criticità di un racconto o di un romanzo, ma sono un ottimo punto di partenza.

Esaminiamole una per una e chiediamoci se i nostri lavori hanno questi punti deboli; molto probabilmente la risposta è no, affatto, figurati, noi non siamo come gli altri.

Proviamo a chiedere il parere a quattro o cinque persone fidate: sono sicuro che avranno una visione più obiettiva della nostra e potranno far notare eventuali criticità nella narrazione che a noi erano sfuggite.

Volete usare di più: create un blog, incollate alcune parti di testo e poi chiedete a tutti i lettori feedback e pareri.

Scoprirete che ci sono tante persone pronte a darvi suggerimenti e consigli preziosi.

Davide

sabato 1 marzo 2008

Trucchi e sfida di... intervista con Camilla Cannarsa

Qual'è il modo migliore per imparare tutti i trucchi del mestiere dello scrittore?

Lo chiediamo a chi ha fatto dei libri e della scrittura la propria passione e il proprio lavoro.

Lo facciamo attraverso l'intervista: poche semplici domande per scoprire qualcosa sugli scrittori, sulla loro visione dell'editoria e del libro concludendo con consigli e suggerimenti.

Oggi parliamo con Camilla Cannarsa: il suo blog Promesse d'Autore è ormai diventato un punto di riferimento per gli autori emergenti, ma anche per chi vuole tenersi informato sul mondo degli e-book.

D: Ciao Camilla, come è nata la tua passione per la scrittura?
R: Dunque... è mata sicuramente dalla lettura prima di tutto: leggendo tanto mi sono resa conto di voler capire come le idee potevano diventare scrittura.
Credo che nel mio caso sia genetico: mio nonno scriveva, mia mamma ha scritto per un periodo della sua vita, mio zio scrive...

D: Sei convinta quindi che sia un "fattore genetico"?
R: No, convinta no, ma credo che in parte derivi da questo, ma più di tutto credo che derivi dalla voglia di diffondere cultura, che è la mia più grande passione: la cultura è per me sinonimo di libertà.

D: Cultura... ti occupi di qualche progetto particolare?
R: Sì certo, sul mio blog, cerco di promuovere gli scrittori emergenti, quelli a cui le case editrici danno poco spazio.
Mi occupo anche di eBook, che, per chi ancora non lo avesse capito, è una forma geniale di diffusione di cultura, di idee, di informazioni. Sono convinta che gli eBook siano uno strumento utile e di facile diffusione.

D: Un occhio puntato al futuro delle nuove tecnologie quindi...
R: sì, sempre

D: Se guardi nel futuro, cosa vedi?
R: Con occhio da ottimista, vedo una democrazia dell'informazione, un mondo in cui probabilmente sarà il citizen journalism a prevalere, ovviamente grazie ad Internet contro cui, come ha detto Coelho, nulla è possibile.

D: Bene allora facciamo il tifo per Coelho e per te ovviamente... Dato che il nostro blog si occupa di scrittura creativa e in particolare fornisce pillole e suggerimenti agli scrittori, quale consiglio daresti ad una persona che vuole diventare scrittore?
R: Quando mi fanno questa domanda rispondo sempre allo stesso modo: leggere, prima di tutto, molto, moltissimo, classici e non.
E' molto importante mettersi nei panni del lettore e chiedersi cosa vorrebbe, cosa si aspetta da quel personaggio, da quella trama, da quel genere.
E' fondamentale per chiunque voglia diventare scrittore sapere che questo è uno dei lavori più difficili al mondo: lavorare per se stessi, darsi degli orari, rispettare le proprie scadenze, non è un'impresa facile e per imparare ci vuole molto tempo.

D: In una frase... dove potrebbe trovare oggi uno scrittore l'idea per un racconto o un romanzo di successo?
R: Secondo me le idee sono ovunque, l'importante è riuscire a trasformarle in qualcosa di originale e di molto personale.

D: Ti viene in mente un esempio?
R: Si, prpprio in questo giorni ho parlato del libro Io e Marley: è la storia di un cane e del suo padrone, una storia allo stesso tempo commovente ed esilarante, ma anche molto normale, è l'autore che è riuscito a renderla straordinaria.

D: Per concludere, visto che noi ci occupiamo di scrittura creativa, lancia la tua sfida creativa e vediamo chi tra i nostri lettori/scrittori è pronto a raccoglierla.
R: Vi invito a rendere un evento apparentemente banale, un racconto stupefacente.
Raccontare ad esempio un viaggio in autobus da casa a lavoro in modo che appaia come l'evento più straordinario che qualcuno abbia mai letto.

D: Bene, avete sentito? Chi vuole raccogliere la sfida di Camilla?

Un grazie a Camilla per il suo tempo e i suoi consigli: l'appuntamento alla prossima settimana con un nuovo autore e nuovi consigli.
Se volete partecipare come ospiti di questa rubrica, scrivete a segreteria@eallaenne.it.

domenica 24 febbraio 2008

Combiniamo le idee

Com'è andata la vostra passeggiata alla ricerca di idee? Ne avere trovate molte? Spero di sì; se invece la vostra "caccia" è stata magra, prendete a prestito le mie.

Un'idea da sola non fa una storia, non fa la trama, non basta per creare qualcosa che sia interessante da leggere, che colpisca il nostro lettore.

Non è necessario lavorare su una trama complessa e molto articolata: molto spesso un andamento più semplice o lineare aiuta il lettore a non perdersi e a seguire la storia dalla prima all'ultima pagina.

Torniamo alle nostre idee.

Prendiamo un foglio di carta e in alto in orizzontale scriviamo le nostre idee una accanto all'altra (cercate di sintetizzare al massimo i concetti); poi facciamo lo stesso in verticale, in modo da creare una matrice come quella dell'esempio qui sotto
(per motivi di spazio è formata unicamente da 3 elementi, ma voi inseriteli tutti)



A questo punto giocate con tutte le combinazioni possibili, ignorando i casi in cui l'idea in orizzontale si incrocia con se stessa in verticale.

Per ogni incrocio immaginatevi la trama di una storia che abbia al suo interno le due idee insieme.

Come potrebbe essere una storia in cui il protagonista sta per mangiare un hotdog (che a sua insaputa contiene un dito umano invece della carne) che incontra una donna che nasconde nella valigia mani umane?

Cosa succede se vogliamo scrivere una storia i cui protagonisti sono il pilota di shuttle paralizzato e la sirena avvistata dal bagnino in spagna?

Provate le vostre combinazioni e se volete scrivetele qui tra i commenti.

Buon lavoro!

sabato 23 febbraio 2008

A caccia di idee

L'ambiente stesso in cui lavoriamo aiuta il lavoro dello scrittore creativo, ma non sempre le idee arrivano stando seduti davanti alla scrivania: a volte è più facile uscire e andare a prendere una boccata d'aria.

Non c'è una tecnica specifica per farsi venire in mente un'idea, anzi l'idea per un racconto; non c'è un pulsante magico da toccare nella nostra testa che attiva qualche funzione nascosta che inizia a sparare idee a destra e a manca.

Sviluppare la creatività, e quindi la produzione idee è una questione di pratica e di esercizio.

In questo modo la creatività può essere migliorata, potenziata, arricchita e in questo modo le vostre idee saranno nuove, ricche, originali.

Un'idea nasce da uno spunto, ma poi si evolve e muta in una direzione diversa rispetto alla scena principale.

Siamo per strada e vediamo un cane che scodinzola e abbaia, si avvicina a noi e si lascia accarezzare e coccolare; poi si alza e se ne va, non prima di averci detto grazie.
Si, il cane ha detto grazie, non ha abbaiato ha proprio parlato e detto grazie.

Da una scena comune e normale ci siamo spostati su un binario diverso.
Questa nuova strada potrebbe portarci verso la fiaba, o verso scenari da Alice nel paese delle meraviglie, o ancora verso la pazzia: il cane ha parlato veramente o il protagonista ha strane allucinazioni? Dove lo porteranno? Cosa farà? Cosa accadrà?

Ogni argomento originale e bizzarro che vi colpisce, annotatelo: se vi viene in mente subito come potrebbe ribaltarsi la situazione, segnate anche questo sviluppo sul foglio.

Andate avanti così: una camminata di un paio d'ore regala almeno quattro o cinque di questi "semi".

Ecco io ad esempio che cosa ho annotato sul mio blocknotes (tra quadre ho indicato il cambio di binario):

  • Un venditore di panini, gli ordino un hotdog... [all'improvviso mi ritrovo tra le mani un panino che contiene un grosso dito]

  • Un aspirante pilota di shuttle riceve finalmente la lettera dalla Nasa: è stato scelto per la prossima missione. Prende l'ascensore e [un cavo si rompe, l'ascensore precipita... il pilota si salva ma rimane paralizzato]

  • Una donna viene fermata alla dogana e costretta ad aprire la valigia: al suo interno trovano [alcuni parti di un corpo umano: la preoccupazione aumenta quando
    si scopre che le mani sono 4, e sono tutte mani sinistre]

  • Treno Milano Roma [il nostro treno Eurostar invece di metterci 4 ore, invece di metterci 5 ore come spesso accade per i ritardi, ci mette solo un'ora e mezza...]

  • Spagna: il bagnino non credeva ai propri occhi [aveva appena visto in acqua una sirena]


Come ogni seme che si rispetti, bisogna prendersene cura: va quindi nutrito, bagnato, fatto crescere per poi vederlo sbocciare.

Un passo alla volta...

venerdì 22 febbraio 2008

Strumenti e suggerimenti per gli scrittori creativi

Siete riusciti a procurarvi tutti gli oggetti descritti nell'articolo "Gli strumenti dello scrittore creativo"?

Avete già iniziato a lavorare sul vostro spazio dedicato alla scrittura?

Spero proprio di sì, perché abbiamo ancora molto da fare...

Molti scrittori si preoccupano di avere un cestino molto capiente dove buttare tutte le brutte, le prove e i fogli imperfetti.

Vignette, fumetti e film prendono in giro lo scrittore, rappresentando la sua stanza sommersa da fogli accartocciati e appallottolati.

Lo scrittore creativo ragiona in un altro modo: non cestina nulla.

La creatività ha un "motto": le idee sono come il maiale, non si butta via niente.

Se vi viene in mente un personaggio, una scena, una frase, una descrizione annotatela sul foglio: se poi pensate che sia qualcosa che non serve a nulla, non commettete l'errore di dire, che schifezza! Non cestinate il foglio.

Lo scrittore creativo, archivia e tiene tutto, tutto può servire, forse non oggi, non domani... ma tra qualche mese?

Stessa cosa per un racconto la cui trama scorre rapida e veloce per le prime due o tre pagine, poi rallenta e si ferma perchè non sapete come portarlo avanti.

Non buttate via tutto pensando che non funzioni: mettetelo in una cartelletta e conservatelo, tornerà utile più avanti.

Sostituite quindi il cestino dello scrittore tradizionale, con uno o più scatole, cartellette, raccoglitori, sacchetti: sceglieteli neutri o colorati, come meglio piace a voi.

Quando uscite, portatevi sempre con voi un piccolo blocknotes e una penna, idee, spunti e suggerimenti possono arrivare in qualsiasi momento: ricordatevi di annotare tutto.

Non perdete tempo a pensare cosa potrei farne, come mi potrebbe essere utile: se qualcosa ha attirato la vostra attenzione, vi ha colpito, annotatelo.

Per capire come usarlo c'è sempre tempo...

Ora che siete pronti per uscire, rigorosamente armati di blocco e penna, andiamo in missione: alla nostra scrivania, al nostro ambiente creativo, serve un oggetto nuovo.

Andate a caccia di un oggetto originale o insolito, di qualcosa che attiri la vostra attenzione, che vi piaccia a pelle, che vi colpisca.

Potrebbe essere un oggetto in vendita, come un oggetto che vi regalano o che trovate sul ciglio di una strada; per favore, non rubate nulla, io la cauzione non ve la pago...

A "missione" compiuta, tornate alla "base": appoggiate l'oggetto nel vostro ambiente creativo e preparatevi.

Il nostro viaggio nel mondo della scrittura creativa e della scrittura emozionale, sta per iniziare...

mercoledì 20 febbraio 2008

Creiamo l'ambiente adatto

Qual'è l'ambiente più adatto per scrivere e sopratutto scrivere in maniera creativa?

Non esiste una risposta univoca a questa domanda: ognuno di noi deve crearsi il suo ambiente "protetto" in cui lavorare.

Posso darvi una serie di consigli, di spunti, di suggerimenti e raccontare le soluzioni adottate da me e da altri.

Creare l'ambiente adatto non ha nulla a che vedere con strani riti voodoo, sacrifici di capre o benedizioni della stanza in cui lavorate.

La regola di base è comunque valida per tutti: spegnete il cellulare, chiudete eventuali programmi di chat e i software di posta elettronica: quando si crea è meglio non essere disturbati.

Creare l'ambiente adatto significa essere a proprio agio, lavorare nella migliore condizione possibile.

Per prima cosa scegliete un posto che sia vostro e solo vostro, il vostro angolo creativo.

Quando l'avete trovato iniziato a renderlo caldo e confortevole, vivo e pulsante, seguiamo l'istinto: non deve vincere il premio Interni 2008 o finire sulla copertina di qualche rivista d'arredi.

Io lavoro meglio con una musica di sottofondo; tra i miei artisti preferiti ci sono Enia, Blackmore's Night, Loreena McKennitt, Cranberries, Yann Tiersen, Jimmy Somerville e gli Evanescence (non si accettano commenti negativi sui miei gusti musicali...).

Diciamo che ho scoperto che alcune musiche e artisti funzionano meglio con certi generi letterari che con altri, ma dipende molto dal contesto e dalla scena che stiamo scrivendo: ho un solo consiglio da darvi, sperimentate.

Io mposto il volume della musica ad un livello basso, mi serve solo come sottofondo.

Altri preferiscono un "a tutto volume" utilizzando generi musicali "più duri", non importa, basta che vi troviate a vostro agio.

Consiglio di avere una scrivania abbastanza grande (a noi scrittori creativi serve tanto spazio) e possibilmente sgombra.

Se siete i classici tipi disordinati, approfittatene per fare un pò di ordine.

Se il disordine e il caos invece sono parte integrante del vostro ambiente ideale per la scrittura, fate una bellissima pila di fogli a lato: create un ordine disordinato.

Alle pareti io appendo poster, puzzle, immagini e cartoline di ogni genere e stile: mi aiutano a far spaziare la mente lontano e a fare rapidi salti tra spazi, tempi e luoghi differenti.

Se pensate invece che le immagini alle pareti possano distrarvi, lasciatele vuote per ora, vedremo dopo con cosa coprirle.

Prestate attenzione alla sedia che usate, quando si lavora con la scrittura e la creatività il tempo vola in un attimo e stare seduti per tre o quattro ore di fila su una sedia scomoda, nuoce alle nostre articolazioni.

Ho appena parlato di tempo: per uno scrittore creativo il tempo è relativo, mettete via orologi, sveglie, pendole della nonna e orologi da parete, sono solo un fastidio inutile.

Il più è fatto: postate nei commenti le vostre soluzioni e i suggerimenti, tra qualche settimana riprenderemo questo argomento da un altro punto di vista e ci saranno sicuramente utili.